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Acqua ai privati o privati dell’acqua?

Storia di ordinaria politica su uno dei beni di assoluta necessità

Argomento di grande attualità è la privatizzazione dell’, perché si teme che con la riforma dei servizi pubblici locali che ha incassato il via libera definitivo della Camera, non tutti potranno avervi accesso; il timore è anche che le bollette possano lievitare e che un bene di prima necessità possa essere asservito a leggi capitaliste. Come se fino ad oggi le dispersioni degli acquedotti non fossero state speculazioni di cosa pubblica. Vediamo qualche esempio.
 
Ma quanto mi costi… – In Puglia paghiamo l’oro blu già a peso d’oro e più che in altre regioni (Fonte: Cittadinanzattiva – Osservatorio prezzi e tariffe, 2009. Dati Legambiente – Ecosistema Urbano 2009 e 2008). L’ ha ripetutamente chiesto all’ATO (Ambito Territoriale Ottimale, un raggruppamento di Comuni limitrofi che intendono ottimizzare i servizi a proposito di gestione delle acque e dei rifiuti)  tariffe più alte, giustificate solo dopo investimenti. Si pensi invece alle occasioni perse per costruire dissalatori: persi oltre 200 milioni di euro per la costruzione dei tre impianti a Bari, Brindisi e sul fiume Chidro nel Tarantino: investimenti  pubblici importanti  e utili per affrontare l’emergenza idrica la cui spesa poteva essere giustificata, ma a condizione che non si fosse tenuto conto delle costose  – e necessarie – manutenzioni, data la salinità del mare vicina al 35%. L’unico impianto conveniente da costruire, a detta degli esperti, sarebbe stato quello sul fiume Chidro con salinità del 4%.

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Per anni l’Aqp ha sprecato fondi dell’Ue senza riuscire a progettare nei tempi richiesti le opere da eseguire; ha consentito all’Ilva di Taranto di utilizzare per raffreddare i forni 500 litri al secondo di acqua (http://www.peacelink.it/tarantosociale/a/22309.html). Oggi Aqp (ha detto nei giorni scorsi il suo numero uno Ivo Monteforte) è sano e meglio organizzato: «In tre anni ha fatto investimenti per oltre 400 milioni di euro, ha risparmiato oltre 40 milioni di metri cubi d’acqua, ha perso 133 dipendenti». Il primo acquedotto d’Europa ha una rete di 20.000 km, 400 impianti di sollevamento, più di 300 serbatoi, 161 impianti di depurazione, 20,8 mc/s di portata.
Ma ci piace ricordare che nel 2007 non sono stati fatturati 800 milioni di metri cubi (http://www.brundisium.net/notizie/shownotiziaonline.asp?id=27871): è acqua persa per falle nei tubi, per prelievi abusivi che hanno prodotto una perdita di oltre due miliardi di euro nel solo 2007.
 
Il gioco delle parti  – Dietro le contraddizioni continuano ad andare in scena le ambiguità politiche tra destra e sinistra prima a favore, poi contro la privatizzazione dell’acqua.
I poli infatti decidono di comune accordo (Gasparri-Bubbico); in disaccordo pur nella stessa coalizione (-Petrella) e chi prima è a favore, qualche anno dopo si mette contro.
Il Governo nazionale di centrosinistra nove anni fa spingeva per la privatizzazione mentre il governatore pugliese di centrodestra (Fitto) la ostacolava; oggi, il ministro Fitto la invoca, mentre il centrosinistra (non solo regionale) la contesta. Insomma, un teatrino politico che disorienta.     
L’on. Gasparri – si legge nel resoconto stenografico della seduta n. 273 del 04/11/2009 del Senato -  afferma che «l’emendamento del senatore Bubbico (già presidente della regione Basilicata, n.d.r.)  sulla necessità dell’acqua=bene pubblico, ha il merito di scandire in modo chiaro che l’apertura a diverse forme di gestione non mette in discussione la proprietà pubblica del bene acqua e la necessità che questo venga erogato nel rispetto di determinate garanzie. Nel rivendicare la capacità di ascolto e di dialogo della maggioranza e apprezzando il lavoro svolto con l’opposizione» vota favorevolmente l’emendamento dell’”avversario” (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00438527&part=doc_dc-ressten_rs-ddltit_sddeacmdddl1784aoc-trattazione_eda-intervento_gasparripdl:1&parse=no).    
Lo scontro Vendola-Petrella nel 2006 costa a quest’ultimo le dimissioni dalla presidenza Aqp per constatata «tirannia dei rapporti di potere tra i partiti del centrosinistra alla – sono parole di Petrella -, per le grandi difficoltà obiettive incontrate in ragione dello spappolamento operativo in cui si versava l’ente e per l’intolleranza a un certo personalismo presidenziale» (http://www.isolapossibile.it/article.php3?id_article=1309).
L’attacco a Vendola nasceva dalla presa d’atto che in un anno di attività politica, nonostante gli annunci elettorali, nulla era stato fatto per superare la formula giuridica della società per azioni Aqp: non si era fatto nulla per convertire l’acquedotto pugliese da una società per azioni a capitale interamente pubblico in un ente pubblico. Per Vendola invece, avere una s.p.a. di proprietà pubblica non era affatto una privatizzazione. Tre anni dopo e precisamente il 20 ottobre scorso, il leader di Sinistra e libertà con la sua nuova giunta delibererà la trasformazione dell’Aqp da società per azioni a soggetto di diritto pubblico (http://versose.altervista.org/wp-content/uploads/2009/10/delibera-ripubblicizzazione-acqua-puglia.doc). Un po’ tardi e in controtendenza con la privatizzazione oggi legge.
 
Corsi e ricorsi storici -  Parlando di “strani corsi” storici, che dire del fu governo D’Alema che avviò nel marzo del 2000 la vendita dell’Acquedotto Pugliese s.p.a. all’Enel (http://gazzette.comune.jesi.an.it/2000/62/8.htm) mediante trattativa diretta ed escludendo, di fatto, le Regioni Puglia e Basilicata? Trattativa poi naufragata per le polemiche che la decisione determinò e per il ritiro dell’Enel dai “giochi di potere”.
 Il ministro Fitto vinse la presidenza della Puglia nel 2000 con una campagna elettorale incentrata sul “no” alla cessione di Aqp all’Enel e quindi alla privatizzazione; anche Berlusconi intervenne nella questione nel 2001 e sancì che Aqp fosse pubblico, proprietà delle Regioni Puglia e Basilicata (poi fuoriuscita) (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/12/15/aqp-di-puglia-lucania.html
http://www.francescotato.com/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=127&Itemid=1).  

Ecco che nei giorni della riforma 2009 l’accelerata del Governo arriva proprio per il tramite del ministro ex presidente Fitto. In una conferenza stampa a Palazzo Chigi dichiara che « i tempi saranno rapidissimi ed entro fine anno il regolamento del decreto sarà varato dal Consiglio dei ministri». Sarà avviato un confronto per definire anche la soluzione da adottare per l’organismo previsto dal provvedimento per gestire le gare che privatizzeranno la gestione dell’acqua. Sul tavolo tre “buste”: una nuova sezione dell’Authority del gas, il rafforzamento del comitato di controllo già esistente presso il ministero dell’Ambiente, una nuova autorità che si autofinanzi, senza gravare sullo Stato.
 
Tante strategie per una sola risposta - Mentre si lavora celermente alla causa, nelle piazze e nei palazzi regionali dell’Emilia Romagna, delle Marche, del Piemonte e della Puglia si costruisce la controffensiva. L’assessore Introna convoca sindacati, Anci (l’Associazione dei Comuni) e ATO con l’intento di «analizzare l’articolo 15 del D. Lgs. 135/2009 approvato dal Governo nazionale, il decreto della privatizzazione della gestione dei servizi per acqua e rifiuti in termini di aumento dei costi a carico degli utenti».

Vendola definisce la privatizzazione «una bestemmia contro Dio, la legge di riforma un crimine contro l’umanità», ricorrerà alla Consulta contro questa legge e lo dice 14 mesi dopo il voto del Parlamento (in piena estate) all’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che espone i servizi idrici alla gestione dell’economia privata.  Il timore, per certa sinistra ma soprattutto per le associazioni dei consumatori che chiedono a gran voce un referendum abrogativo della legge di riforma è che l’acqua che sgorga dai rubinetti abbia destino pari a quella minerale, le cui aziende imbottigliatrici si spartiscono un mercato da oltre 3 miliardi di euro. 

Ma il governo delle risorse idriche, si specifica nel dispositivo di legge “spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine a qualità e prezzo del servizio”; la gestione sarà conferita “in via ordinaria” con l’espletamento di gare pubbliche, aperte a società anche miste pubblico-private.
 

Pino Salamon Presidente Adoc Puglia

Pino Salamon Presidente Puglia

Il presidente dell’Associazione dei Consumatori ADOC Puglia Pino Salamon ravvisa due problemi di organizzazione in questa lettura delle cose: per gli sprechi alle condotte chi metterà le mani al portafoglio? In caso di eventi metereologici straordinari, la società appaltatrice dovrà necessariamente aumentare le tariffe. Chi tratterà con le Regioni che dovranno rifornirci di acqua? Il pubblico o il privato? E con quali modalità?

Sui toni della polemica scoppiata troppo tardi non resta che un temporaneo conforto: «la Regione Puglia – ricorda Salamon – è convenzionata con Aqp fino al 2018. Questo non ci fa correre rischi di cambi di rotta improvvisi ma è meglio correre ai ripari impugnando questa legge».
 
Aspettiamo il regolamento. In 10 anni il Contratto mondiale sull’acqua per cosa ha lavorato? Risuonano le parole del 2006 di Emilio Molinari (Presidente) e Rosario Lembo (Segretario Generale) dopo l’abbandono di Riccardo Petrella della presidenza dell’Acquedotto Pugliese: «Tutti dovremmo chiederci: cosa abbiamo fatto, quante energie e attenzione abbiamo dedicato o stiamo dedicando per far crescere e diffondere la consapevolezza che stanno mercificando l’acqua e la vita stessa e che questo scontro tocca il più fondamentale dei diritti? (http://www.vasonline.it/home/archivio/acqua/MOLINARI_PETRELLA»

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