Senza parchi quale futuro?

Il peggioramento delle prospettive future per il mondo dei parchi e delle aree protette, denuncia (e proposta) del coordinatore del Gruppo di San Rossore, istituito a Pisa prendendo nome dall’omonimo parco e puntando al rilancio dei parchi su base nazionale.

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Una domanda seria. Quale percezione della potremmo avere se questi luoghi dovessero perdere la loro “istituzione”? A rispondere é questo volumetto, ultimo uscito di una collana su “Le aree naturali protette”, coordinata dallo stesso Renzo Moschini e con una trentina di titoli alle spalle, ideata per trasmettere il bisogno di considerare e aree naturali come patrimonio dell’umanità e conciliare turismo e cultura dei territori, toccando concetti quali la salute di acqua, coste, suolo, fauna e flora, in un solo termine: la .

Da un caposaldo del settore, il volume Uomini e parchi di Valerio Giacomini del 1982 – si spiega – tanto è cambiato: una legge nazionale, una mappa delle notevolmente ampliata, forse una diversa concezione di queste zone subentrata man mano nel tempo. Nonostante questo, il tema della conservazione resta di grande attualità. Parchi che non costituiscono solo un interesse esclusivamente naturalistico ed ecologico, ma anche territoriale, sociale, politico ed economico, nell’ottica di una pianificazione non solo paesaggistica ma per così dire culturale, coinvolgendo la politica nazionale tanto quanto le amministrazioni e le comunità locali. Un parco sempre pronto, si scrive, ad essere “organismo territoriale in continuo movimento”.

Riprendendo allora alcune osservazioni del “Per il rilancio dei parchi”, vengono così analizzati argomenti chiave come il rapporto pubblico-privato e sotto questa luce è messo in chiaro il vulnus delle modifiche alla legge quadro 394/1991, “la perdita dei pezzi di un testo senza capo né coda” e una “sbrodolata di emendamenti che vanno e vengono da un giorno all’altro”. Scrive l’autore, entrando nel merito della normativa e chiedendo un unico piano che integri l’aspetto ambientale a quello socioeconomico: “Discutere vuol dire innanzitutto attrezzare il Ministero che oggi non è in grado di assicurare una regia nazionale degna di questo nome” – con una nuova prospettiva per le aree marine da immettersi nel circuito dei parchi, facendo il punto sulla Convenzione Alpina (specie dopo il riconoscimento Unesco alle Dolomiti), sintonizzandosi con le politiche comunitarie e superando le compartimentazioni – “solo così può prender forma quel sistema nazionale di aree protette in cui Stato, regioni, enti locali possono trovare un terreno comune di collaborazione e sinergico che è mancato e manca”.

Accennando a “proposte, esigenze e manfrine” in merito alla legge, Moschini affronta quindi ciò che non va anche nello “strano federalismo” con cui si regolamenta il governo del territorio, delineando l’attuale esperienza dei parchi regionali e “le incertezze della nuova stagione”, dedicando infine un apposito spazio al “capitolo irrisolto” delle aree marine, alla relazione con agricoltura e turismo, a “un federalismo con troppi trucchi e inganni”, per terminare quindi nel rapporto con le autonomie. Ragionamenti sul futuro, a occhi ben aperti!

Renzo Moschini, Senza parchi quale futuro?, Edizioni ETS, 2012, pp. 98, euro 13

 

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