
E dunque ci siamo, il Parco dell’Alta Murgia ha un Presidente.Dopo alti e bassi, defezioni e commissariamenti, la nomina di Cesare Veronico, storico ambientalista pugliese, a capo dell’ente, arriva a stemperare animosità e scongiurare, si spera, ulteriori complicazioni. Chi è e come arriva Cesare Veronico alla Presidenza del Parco? «Seguo le vicende del Parco da oltre un decennio – si racconta il neo Presidente – sia con l’impegno politico di consigliere Provinciale che con la passione di ambientalista.Come assessore della Provincia di Bari, ho lavorato all’iter conclusivo che ha portato all’intesa tra le istituzioni e alla nascita del Parco dell’Alta Murgia. Sono sempre stato tra i sostenitori del Parco Nazionale – continua Veronico – contribuendo concretamente nella definizione dei suoi confini, nel 2002, con l’inserimento nel perimetro del Parco di due siti di grande importanza simbolica e culturale, Castel del Monte di Andria e il sito dell’homo arcaicus di Altamura. Credo che la nomina a Presidente, avvenuta grazie all’intesa tra il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e il governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, sia la naturale conclusione di questo percorso».
All’ambientalista chiediamo come ha trovato il Parco. «Direi che gode di buona salute – sorride Veronico – Grazie ad un lavoro eccellente sul piano della tutela e della salvaguardia del territorio, delle biodiversità, delle risorse. Ora si stanno muovendo passi importanti come quello della realizzazione di un Piano per il Parco, attualmente in fase di adozione presso la Regione: uno strumento di cui ci siamo dotati e che rappresenta un’importante base da cui partire. C’è ancora tanto da fare, ma la sfida non ci scoraggia». E le cave presenti nel Parco, problema serio che sconfina nel rischio di danno ambientale? «Le cave sono una ferita aperta nel nostro territorio e in quello di altri parchi italiani. Una ferita che, per la sua stessa natura, sarà difficile se non impossibile da rimarginare completamente – commenta amaramente Veronico – Da quando esiste il Parco, perlomeno, possiamo dire che non si sono aperte nuove cave né ampliate quelle esistenti e che, anzi, alcune hanno cessato le attività: ereditiamo una situazione negativa dovuta a una gestione superficiale del settore da parte delle autorità competenti ma stiamo ponendo un rimedio, anche in prospettiva futura. La proposta di regolamento del Parco ha posto un freno importante in questa direzione, impedendo l’apertura di nuove “cicatrici” nella nostra terra. Il nostro obiettivo è, una volta scadute le autorizzazioni già esistenti con le aziende, avviare un recupero paesaggistico e naturalistico di quei siti, di concerto con i privati. Le cave non dovranno essere abbandonate al loro destino: questo sarebbe il vero danno ambientale. E proprio per questo, stiamo già definendo, con la collaborazione del Politecnico, possibili sperimentazioni per la rivalutazione di quei siti». Questo significa anche che può esistere un modello imprenditoriale del Parco? «Il Parco non è un’impresa ma nemmeno un Ente a sé stante – precisa il neo Presidente – E’ costituito da centinaia di aziende e da oltre 400mila abitanti dell’area. Non va considerato come entità estranea al territorio ma piuttosto come opportunità di crescita sotto una identità comune e vincente. In questo senso vanno interpretate una serie di iniziative finalizzate alla crescita delle aziende e alla valorizzazione delle nostre risorse agricole; come la definizione di convenzioni per la tutela del territorio alla quale hanno già aderito oltre 300 aziende che coprono più di un quinto della superficie del Parco. Il prossimo passaggio, già in fase avanzata, è la promozione di un marchio del Parco dell’Alta Murgia che caratterizzi prodotti eccellenti e aziende virtuose. Il secondo percorso da seguire, parallelamente, riguarda il turismo: abbiamo tracciato delle linee guida e siamo in fase di elaborazione di strategie che valorizzino le bellezze architettoniche, paesaggistiche, storiche ed enogastronomiche e che facciano da attrattore per i flussi turistici, evitando ovviamente movimenti di grande masse. Il turismo sostenibile è possibile e realizzabile». E in questa direzione sarebbe auspicabile una Rete di Parchi?«Assolutamente. In questi anni abbiamo compreso quanto sia importante la collaborazione tra i soggetti su più piani: occorre fare “rete” sul territorio del Parco, innanzitutto dando avvio a collaborazioni con associazioni, imprese, istituzioni locali. Una “rete dei parchi” non può che estendere questo concetto, permettendo ai soggetti di “fare sistema” collaborando, scambiando saperi ed esperienze, condividendo regole comuni, rafforzando le peculiarità di ogni parco, tutelando la “biodiversità” di ciascuno dei soggetti coinvolti».
I comuni del territorio dell’Alta Murgia rientrano nel “Piano Strategico Bari 2015”. Quali sinergie si possono avviare per una reale crescita del Parco che li veda coinvolti e rientri nella mission del Piano?Quale è la “vision” futura del Parco al 2020, al 2030, come richiesto dagli stessi Piani Strategici? «Il parco va tutelato e valorizzato – commenta Veronico -; non può avere come priorità lo “sviluppo”: concetto che contrasta in modo stridente coi nostri obiettivi. Non possiamo porci delle scadenze: dobbiamo partire dall’esistente e difenderlo, innanzitutto. La nostra mission non può che essere questa. In questo senso, daremo vita a una serie di iniziative come quella di un “bilancio ambientale” per avere il polso delle specie presenti nel Parco. La mia visione è quella di dar vita a un “modello Alta Murgia” all’insegna della sostenibilità. In quest’ottica è importante il ruolo del Sac (Sistema Ambientale Culturale) che stiamo realizzando di concerto con la Regione Puglia: uno strumento utilissimo per avere una visione d’insieme del territorio e salvaguardarne le peculiarità, valorizzandone i pregi. È questo, in fondo, lo scopo di ogni essere umano, ad ogni latitudine e in ogni epoca: lasciare questo posto in condizioni migliori rispetto a quelle in cui lo ha trovato», sorride Veronico. Cosa farà da domani Cesare Veronico? «Trasmettere a tutti l’idea di un parco aperto. Un bene comune: un patrimonio di valore inestimabile che ci appartiene e al quale apparteniamo con orgoglio».




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