
Serve ancora l’accordo di programma per salvare i lavoratori e tutelare la salute dei cittadini
Alla fine il ministro Alfonso Urso ha firmato l’accordo per la decarbonizzazione totale dell’ex Ilva. Entro 8 anni saranno sostituiti completamente i forni e a Taranto si tornerà a vivere bene. Una vittoria postuma che speriamo dia, per quanto possibile, il giusto riconoscimento alla memoria dei tanti tarantini, di tutte le età, che hanno perso la vita o che continuano ad ammalarsi da oltre 60 anni per colpa delle emissioni estremamente nocive del polo siderurgico che ha reso l’Italia una potenzia industriale.
La soddisfazione di Emiliano
«La battaglia della Regione Puglia sulla totale decarbonizzazione dell’ex Ilva durata dieci anni è giunta alla sua positiva conclusione – ha detto ieri sera il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al termine della riunione al Mimit a Roma – Il ministro Urso ha dato istruzione ai Commissari di Acciaierie d’Italia di inserire la totale decarbonizzazione nelle clausole contrattuali del nuovo bando di vendita della fabbrica di Taranto.
L’acquirente sarà obbligato entro sette-otto anni a realizzare forni elettrici che sostituiranno gli altiforni a ciclo integrale funzionanti a carbone. Verranno così diminuite del 95% le emissioni nocive che in questi 60 anni hanno funestato la comunità della provincia di Taranto.
Si tratta di un risultato storico che la Regione ha conseguito grazie ad anni di lavoro e battaglie politiche, anche interne allo stesso centrosinistra, che rivoluzioneranno il modo di produrre acciaio in Italia ed in Europa. Vedremo all’esito della gara secondo quali modalità la decarbonizzazione dovrà avvenire.
Purtroppo la mancata firma dell’accordo di programma – ha concluso Emiliano – non consente ancora di obbligare l’acquirente al rispetto dei livelli occupazionali, a determinati investimenti ed altre esigenze poste dai lavoratori e dai cittadini, e non consente ancora di richiedere al governo le misure compensative sui controlli ambientali e di salute, sullo sviluppo della città di Taranto e sulle sue strutture urbanistiche e sanitarie, secondo un progetto concordato di rilancio e di rinascita che si colleghi ai numero di interventi che la Regione Puglia sta già realizzando in città».
Insomma, un primo passo verso la decarbonizzazione è stato fatto. Ora servono altri passi e bisogna anche correre per evitare che la burocrazia e altri intoppi, di qualunque natura, rallentino il processo.
Il pericolo che saltasse tutto
Le dimissioni, e il successivo ritorno sui suoi passi, del sindaco di Taranto Piero Bitetti dopo l’aggressione di alcuni esagitati nel corso di una riunione con i comitati civici e ambientalisti per discutere dell’accordo di programma, aveva fatto temere il peggio.
Sulla vicenda si era espressa Legambiente, condannando quanto accaduto ed evidenziando come “un serio e rigoroso percorso di decarbonizzazione dell’ex Ilva, a partire da un possibile Accordo di Programma, se portato avanti con attenzione alle reali esigenze del territorio, possa rappresentare un’occasione cruciale per ripensare il modello di sviluppo dell’area jonica. È fondamentale che tutte le forze politiche, sociali e associative continuino a confrontarsi. Solo attraverso un lavoro condiviso, nel rispetto delle diverse opinioni, si può costruire una Taranto diversa, più sana, giusta e sostenibile”.
I prossimi passaggi
Intanto il ministro Urso, che il giorno prima ha incontrato i principali attori del settore siderurgico italiano, le associazioni d’impresa di Taranto e le rappresentanze datoriali dell’indotto ex Ilva, illustrando loro il piano di piena decarbonizzazione dello stabilimento di Taranto, ha spostato al 12 agosto la firma dell’accordo interistituzionale per la piena decarbonizzazione, mentre il comitato tecnico ha confermato che al momento non è necessaria la nave rigassificatrice, perché i forni possono funzionare con il gas prodotto e inviato via terra da Snam.
Ora serve un passaggio in consiglio comunale di Taranto per approvare i 3 forni elettrici e l’impianto DRI, mentre il Mimit sta preparando il nuovo bando per individuare un nuovo acquirente.
Infine c’è l’incontro con i sindacati e i comitati che ora dovranno recepire quanto disposto dal ministro e sottoscrivere l’accordo di programma.
Altri passaggi burocratici necessari per accontentare tutti e liberare finalmente Taranto dagli effetti nefasti del siderurgico.


