Cnr, l’estate 2026 la più calda in Italia dal 1950. Medici Sima: impatto enorme su salute e lavoro

(Foto Pexels)

Problema non è solo rialzo temperature ma durata delle ondate di calore. Città dovranno adattarsi a nuove condizioni climatiche  

 L’estate 2026 rappresenta una soglia storica perché mostra con grande chiarezza come ciò che fino a pochi anni fa consideravamo eccezionale stia diventando strutturale. Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), dopo i dati forniti oggi dal Cnr secondo cui l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950.

“Il problema non è soltanto il picco delle temperature, ma riguarda soprattutto la durata dell’esposizione – spiega il presidente Sima, Alessandro Miani – Ondate prolungate e temperature elevate anche durante la notte riducono la capacità dell’organismo di recuperare, rendendo lo stress termico progressivamente cumulativo. Le conseguenze sulla salute possono essere importanti: disidratazione, colpi di calore e aggravamento di patologie cardiovascolari, respiratorie, renali e metaboliche. Anche il funzionamento cognitivo può risentirne: attenzione, concentrazione, capacità decisionale e performance possono diminuire”.

Caldo, salute e lavoro

Un lavoratore sottoposto a stress termico si affatica più rapidamente, può perdere concentrazione e aumentare il rischio di errore e incidente.

Ed è qui che il tema sanitario incontra direttamente quello del lavoro. Le temperature estreme non sono più soltanto un problema di comfort. Sono un problema di salute, sicurezza e produttività – aggiunge Sima – Un lavoratore sottoposto a stress termico si affatica più rapidamente, può perdere concentrazione e aumentare il rischio di errore e incidente. È evidente nei lavori all’aperto, ma riguarda anche fabbriche, uffici e altri ambienti indoor esposti a temperature eccessive.

SIMA: “Dovremo adattare città, edifici e organizzazione del lavoro”

Che cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? “Estati come quella del 2026 non possono più essere affrontate come emergenze occasionali – prosegue Miani – Dovremo adattare città, edifici e organizzazione del lavoro: più verde e ombreggiamento, ambienti capaci di garantire condizioni termiche più sicure, una migliore gestione degli orari e strategie specifiche per proteggere i lavoratori durante le ondate di calore. Non siamo più di fronte a un fenomeno che appartiene soltanto al futuro. È già una nuova condizione ambientale e sanitaria con cui dobbiamo imparare a convivere e alla quale dobbiamo rapidamente adattarci”.

Articoli correlati