Home Green economy “Clone Paulownia”, la cultivar prodigiosa che strizza l’occhio alla green economy

“Clone Paulownia”, la cultivar prodigiosa che strizza l’occhio alla green economy

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Una piantagione a Cerignola di “Alberi della Principessa” , nome comune della Paulownia

Nello sperone di Puglia, l’economia (e quindi il futuro) si fa sempre più green. Lo sa bene Simona Rosito, amministratrice unica della “FutureGreen”, azienda sanpaolese diventata in breve tempo leader nel settore delle energie rinnovabili, sfruttando l’onda lunga dell’eco-sostenibilità e delle esigenze di risparmio dei processi industriali di produzione. Un progetto ambizioso, che da San Paolo di Civitate – piccolo centro in provincia di Foggia – si sta facendo conoscere in tutt’Italia grazie al brevetto “Clone Paulownia”, acquisito dalla FutureGreen come unica azienda in Italia dai laboratori di ricerca di università europee ed italiane, che permette la piantumazione di arbusti perfezionati di “Alberi della Principessa”, così come la Paulownia è universalmente conosciuta. Si tratta di un materiale resistente ma leggero e docile nella lavorazione: una sorta di “alluminio di legno” che viene quindi largamente preferito in numerosi settori di produzione. Ad illustrare ad Ambient&Ambienti obiettivi, finalità e potenzialità del progetto è la stessa Simona Rosito, recentemente nominata corrispondente culturale per l’Italia dal Mediterranea Academy of Culture Tourism and Trade Malta, oltre ad essere membro dell’esecutivo dei Giovani Industriali di Capitanata, membro del Comitato regionale Ambiente Senior Confindustria Puglia e del Comitato Energia e Ambiente GI Nazionale ed Esecutivo Nazionale Fare Ambiente.

Dott.ssa Rosito, partiamo dal dato generale per arrivare al particolare: qual è la mission della Future Green?

Simona Rosito, amministratrice unica della “FutureGreen”

«Le missions della FutureGreen sono molteplici: salvaguardare l’ambiente, incentrando l’attenzione sulla deforestazione, contrastare il dissesto idrogeologico e contribuire alla diminuzione dei livelli di CO2. In tal modo, il secondo obiettivo diventa quello di creare mini filiere corte che contribuiscono, soprattutto nel centro-sud, alla realizzazione a rapido accrescimento di boschi che producono in breve tempo legno pregiato e approvvigionamento della materia prima per le biomasse. Filiera dunque del legno, energia, biomasse».

Tutto il progetto ruota attorno al brevetto Clone Paulownia. Quali sono le caratteristiche che rendono questa cultivar diversa da tutte le altre?

«Attraverso la micropropagazione, è stato ottenuto un clone che racchiude le migliori caratteristiche genetiche di diverse cultivar: il ridotto apporto idrico, la rapida crescita, le dimensioni della foglia».

Entrando nel dettaglio e nel merito del progetto, in che modo la Paulownia crea occasione di business? E qual è il suo impatto sull’ambiente?

Una piantagione in serra di Paulownia

«Innanzitutto nella coltivazione, come reddito di coltura alternativa nella agro-energia, l’imprenditore agricolo può ottenere un congruo reddito derivante dal taglio della stessa. E poi come produzione di energia alternativa da biomassa, come produzione di semilavorati o lavorati di legno pregiato. Senza contare le ricadute positive in termini di occupazione e agricoltura sociale, tutto in perfetta linea con i parametri della green economy. Il suo impatto sull’ambiente è positivo rispetto alla deforestazione e all’assorbimento della CO2: ogni albero cattura 22 kg di CO2 e ne rimette in ossigeno 6 kg ad albero all’anno».

Come è stata accolta in Capitanata e nel resto d’Italia la Paulownia? Quante piantagioni sono state avviate?

«La Paulownia è stata accolta molto bene in Capitanata e nel resto d’Italia. In provincia di Foggia sono già presenti 80 ettari di Paulownia e si aspira, attraverso gli imprenditori, a raggiungere 300 ettari, per la produzione in loco di legno pregiato. Nel resto d’Italia si è guardato bene alla valorizzazione prima dei soggetti della filiera e poi all’attivazione della stessa con la messa a dimora della pianta. Tra le regioni più operative, vi sono la Calabria, il resto della Puglia, Abruzzo, Campania, Basilicata, Toscana, Piemonte, Sicilia e Sardegna. In tutta l’Italia la Paulownia copre circa 200 ettari: le più grandi messe a dimora sono ad un anno dalla piantumazione e a quattro mesi dal taglio tecnico».

Un’altra caratteristica della Paulownia è il suo apparato fittonante verticale, in grado quindi di frenare – in modo assolutamente naturale – i rischi legati al fenomeno del dissesto idrogeologico, vera emergenza in numerose zone d’Italia. Insomma, come dire: la natura pone un problema, la natura offre la soluzione…

«Sì, ed è esattamente l’unico rimedio naturale per porre argine a tale problema».

Quali sono i margini di sviluppo del progetto? E’ possibile pensare ad un “marchio” o ad una “banca” del legno?

«Non parlerei di margini, ma di applicazioni nei vari settori del legno pregiato, che da oggi può evitare l’importazione e il contrabbando. I settori di maggior sviluppo, dati anche dal supporto dei nostri brevetti, sono infatti quelli della bioedilizia, della nautica, del settore arredo. Il marchio è già presente ed è già una garanzia per i nostri clienti e per gli innumerevoli partner che ci affiancano. Vorrei non sottovalutare, inoltre, che l’intero progetto è finanziato fino a 500mila euro da un noto Istituto di Credito Nazionale. La “Banca del legno” risiede già a livello europeo: sarà la FutureGreen a determinare il valore del legno pregiato con l’inserimento nella stessa del legno clonato di Paulownia FutureGreen. Attraverso anche il valore che il lavorato acquisirà in base alle applicazioni».

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