Home Agricoltura Il CETA delle discordie e i prodotti pugliesi

Il CETA delle discordie e i prodotti pugliesi

552
0
SHARE
Activists keep a sinking statue of Lady Justice afloat in the icy waters surrounding the European Parliament in Strasbourg, ahead of a crucial vote on a controversial EU-Canada trade and investment protection deal. Environment, health and labour rights campaigners warn that the deal – known as CETA – would hand corporations the power to sue governments and threaten laws that protect nature, public health and social rights.

Passa con 408 voti a Strasburgo il CETA, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada. Molte le proteste, anche in Puglia. Tarsitano (ABAP): «A rischio le piccole e medie imprese pugliesi»

A Strasburgo il Parlamento europeo ha votato ed ha approvato l’Accordo Economico e Commerciale Globale UE-Canada (CETA). Se i popolari sono contenti dell’accordo, che rappresenta una prima riposta alla stretta protezionistica di Donald Trump, gridano allo scandalo sia dall’estrema destra (il gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà di salvimi e marine Le Pen) che da sinistra (Verdi Europei M5S e altri gruppi), per restare nel palazzo del Parlamento, per non parlare dei movimenti ambientalisti: inutilmente 11 attivisti di Greenpeace hanno chiesto ai parlamentari europei di rigettare l’accordo. A bordo di tre gommoni hanno  mantenuto a galla una statua raffigurante la Giustizia nelle acque che circondano il Parlamento Europeo a Strasburgo: l’accordo, definito dalla commissaria Malmström “un accordo modello” suscitando le ire dei verdi è passato con 408 voti

La protesta degli attivisti di Greenpeace davanti al Parlamento europeo a Strasburgo

favorevoli, 254 contrari e 33 astenuti.

Una storia lunga otto anni

Risalgono al 2009 le prime trattative per varare l’accordo economico commerciale globale tra UE e Canada. L’accordo poteva definirsi concluso nel 2014 ma la piccola Vallonia (una regione del Belgio)  si mise di traverso nel 2016 col suo veto costringendo il governo belga a votare contro e a interrompere di fatto la firma del trattato. A sbloccare l’impasse, una clausola delle ultime ore che tutela ulteriormente alcuni produttori valloni.

L’accordo prevede l’eliminazione di molti dazi tra Canada e UE, maanche la reciproca  possibilità per le imprese  di partecipare alle gare per gli appalti pubblici ,  garanzie sul diritto d’autore, i titoli professionali, i  brevetti industriali . La parte più consistente è quella che tutela alcuni prodotti tipici europei. Se il trattato passerà (perché deve essere sottoposto ancora all’approvazione dei parlamenti nazionali e regionali), sarà più semplice esportare vini e liquori, dolciumi, pasta, biscotti, preparati di frutta e verdura. In definitiva dovrebbe agevolare lì export italiano soprattutto nel settore dei vini (con introiti parti a 300 milioni di euro, fonte Nomisma), dei latticini (40 milioni di euro)  e più in generale dei prodotti a marchio Dop e Igp.Per l’Italia, il Ceta prevede la protezione di 41 prodotti di denominazione di origine: dalla bresaola della Valtellina all’aceto Balsamico di Modena, passando per la Mozzarella di Bufala Campana e il Prosciutto di Parma.Ma , etc. Ma nessuno dei prodotti DOP e IGP pugliesi rientra in questa lista.

Il CETA non piace in Puglia

Durissimo a questo proposito  il giudizio dell’ABAP – Associazione Biologi  Ambientalisti Pugliesi.« I nostri prodotti non hanno “rappresentanza”», dice Elvira Tarsitano, presidente dell’ABAP, che lancia un’accusa: « Gli Europarlamentari pugliesi sono  irresponsabili. Ancora una volta sono stati traditi diritti sociali, diritti ambientali e milioni di persone Con l’approvazione provvisoria di oggi del CETA da parte del parlamento europeo sono a rischio beni e servizi commerciati con gravi ripercussioni negative per le piccole e medie imprese, come quelle pugliesi. A rischio sono i diritti del lavoro, i servizi pubblici, la sicurezza alimentare e l’ambiente». Quindi l’appello: «Le associazioni ambientaliste, le comunità chiedono a gran voce che anche il Parlamento italiano si occupi di commercio internazionale e che si apra una consultazione partecipata che veda tutti gli attori coinvolti a tutela del lavoro, della democrazia e dei diritti».

prodotti CETAL’allarme per gli effetti del CETA va lotre l’aspetto agroalimentare, che pure è forse l’aspetto più interessante. Secondo Greenpeace e molte altre organizzazioni che si oppongono a questo trattato, il CETA rappresenta una minaccia per la tutela dell’ambiente, la salute pubblica e i diritti sociali e un vantaggio per poche multinazionali. E  i co-Presidenti del Partito Verde Europeo Monica Frassoni e Reinhard Bütikofer rivolgendosi con una  lettera al Primo Ministro canadese Justin Trudeau,spiegano: « noi non siamo contrari al commercio globale, però questo deve essere non solo libero, ma anche equo. Una politica commerciale intelligente deve respingere sia i privilegi delle multinazionali che i protezionismi» Di diverso avviso i popolari, che per bocca di Raffele Fitto fanno sapere: «Noi abbiamo votato a favore perché il centrodestra non può essere contro il mercato e contro il commercio internazionale. Sarebbe un boomerang per le nostre stesse imprese. chiudere porte e finestre e precluderci opportunità commerciali». E questo malgrado uno studio indipendente, secondo cui l’entrata in vigore del CETA causerebbe la perdita di circa 200 mila posti di lavoro nell’Unione europea. Inoltre, secondo quanto stimato dalla stessa Commissione europea, con l’adozione di questo trattato, nel lungo periodo in Europa si registrerebbe una irrisoria crescita economica, mentre in Canada questa percentuale sarebbe ben più alta.

Nel frattempo c’è chi prepara le contromosse. Il Belgio sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia dell’Unione europea di pronunciarsi sulla legittimità di un controverso sistema di tutela degli investimenti – conosciuto come Investment Court System (ICS) – che grazie al CETA permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, si bloccherebbe l’applicazione del CETA.

 

 

 

 

 

Print Friendly

LEAVE A REPLY