Coraggio, adrenalina e lucida follia. Al servizio dell’ambiente. Si può definire così – in poche e (a primo acchito) contrastanti parole – la vita di Caterina Nitto, donna milanese ma sarda d’adozione, classe 1973.
Caterina, giovane attivista – A volte il proprio destino è scritto a chiare lettere nel cammino della vita e decidere di avventurarsi per quella strada non è solo una felice coincidenza; sicuramente non lo è per quella ragazzina magrolina di soli 16 anni che da Milano va a Venezia per vedere coi suoi occhi la famigerata Rainbow Warrior II, la nave ammiraglia di Greenpeace.
Da quel giorno proprio i nomi di Caterina e di Greenpeace si intrecciano sempre più frequentemente, fino a quando – appena maggiorenne – l’attivismo diventa per lei una ragione di vita al punto da imbarcarsi sulle navi della principale organizzazione ambientale del mondo, dapprima come marinaio, quindi – date le sue indiscusse qualità – come boat driver (la prima donna italiana) e ufficiale di bordo.
Caterina, “guerriero” tra le onde – Da convinta ambientalista, Caterina Nitto è presente in tantissime missioni, talvolta anche pericolose: dall’opposizione alla deforestazione in Indonesia al combattere gli inquinamenti industriali in Corea e Messico, fino all’antinucleare; ma è tra le onde dell’Antartide che questa donna coriacea profonde i maggiori sforzi: la difesa delle balene contro le baleniere di tutto il mondo, “correndo” sui gommoni per frapporsi tra l’arpione assassino dei cacciatori e la vittima prescelta. Con il rischio – come racconta Caterina – che «a volte sparano sopra la nostra testa e il gommone s’impiglia nella catena dell’arpione». Delle vere e proprie imprese che, sfortunatamente, non hanno sempre un esito positivo.
Caterina, maestra di navigazione e di sensibilità ambientale – Oggi Caterina è una boat trainer, ossia una istruttrice dei nuovi ambientalisti “arruolati”. Sarebbe un gravissimo errore pensare che insegni come stare su una barca o come si diventi un abile skipper: per raggiungere questi obiettivi è necessario lavorare soprattutto sulla testa, perché è di prima necessità formare la sensibilità all’ambiente e tenere alta l’asticella dell’autocontrollo. Proprio così, Greenpeace è e rimane un’associazione non violenta che fronteggia l’avversario in campo con resistenza passiva, senza alcun tipo di reazione.
L’allenamento? La vita di tutti i giorni, le azioni più semplici e un’educazione alla sensibilizzazione ambientale che deve avere inizio fin da bambini, in casa come nella scuola. Ingredienti che miscela sapientemente anche nel suo libro – di recente pubblicazione – intitolato “Una vita da attivista”, tant’è che «è un vero ambientalista soprattutto chi non getta la carta per terra oppure chi pratica la raccolta differenziata dei rifiuti; siamo tutti ambientalisti, questa è la regola non l’eccezione».


