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Canapa e CanaPuglia: una nuova economia circolare

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canapa taranto

Sabato 28 gennaio convegno  “Canapa – la nuova legge italiana” a Conversano (BA). Quali sono i vantaggi della canapa? Nostra intervista a Claudio Natile, presidente di CanaPuglia

La liberalizzazione della cannabis in un numero crescente di Stati americani, per produzione e fruizione, e la percezione di essere ormai prossimi ad una sorprendente “rivoluzione copernicana” che potrebbe produrre anche alle nostre latitudini una interessante conversione ecologica-economica, ci spinge, a pochi giorni da un importante convegno sulla nuova legge sulla canapa, a orientare la nostra bussola verso Conversano. Nella bella cittadina in provincia di Bari, infatti, da diversi anni, agisce l’associazione culturale “CanaPuglia”, diventata in pochi anni un punto di riferimento nazionale per la versatilità delle iniziative proposte e per la qualità delle stesse. Tutte con la chiara intenzione di produrre nuova conoscenza e un moto della coscienza. Per superare, collegialmente, la stagione, economicamente dannosa per il nostro Paese, del proibizionismo e abbracciare quella, economicamente vantaggiosa, del “liberismo”, ossia quella in cui la pianta della canapa viene liberata dai suoi pregiudizi e le viene offerta la possibilità di esprimere le sue innumerevoli potenzialità. Secondo alcuni studi e ricerche, con la canapa, dall’edilizia alla fitodepurazione, dall’abbigliamento al design, dall’alimentazione alla medicina, potrebbero essere prodotti almeno 25 mila beni, tutti naturali ed ecocompatibili. Una risorsa straordinaria per rinnovare la nostra economia e favorire una nuova occupazione di qualità. Una risorsa, inoltre, da diverse decine di milioni di euro, che, ove “nazionalizzata” toglierebbe alle organizzazioni criminali una cospicua dose di potere. Abbiamo voluto, perciò, incontrare il presidente dell’associazione, Claudio Natile.

canapa emporio canaPuglia Conversano
L’emporio CanaPuglia a Conversano (BA)

Come e quando nasce questo tuo interesse per la canapa?

«Nasce dalla lettura di un articolo online dal titolo Marijuana: la grande truffa. Terminata la lettura (tutta d’un fiato) una voce, dentro di me, mi diceva di gridare per far conoscere quelle informazioni. Una sorta di chiamata per liberare la pianta dal pregiudizio che la etichettava come sostanza pericolosa e come una droga da cui stare lontano. Una rinnovata coscienza per favorire una presa di consapevolezza collettiva».

Quali i benefici di questa sostanza naturale e quali i campi di applicazione?

«I benefici sono molteplici, in ogni ambito d’applicazione: dall’edilizia all’alimentare, dalla medicina alla bioplastica, dal tessile al cartario fino al settore dei combustibili. La canapa, in ogni settore, rappresenta un valore aggiunto poiché rende il prodotto finito più duraturo ed ecocompatibile. È importante, tuttavia, anche come viene utilizzata. Ci sono aziende che la usano impropriamente ostentandone l’impiego quasi per moda, mentre ce ne sono altre, e sono sempre di più, che rispettano la sostenibilità di questa pianta e la valorizzano combinandola con altri elementi naturali e biodegradabili».

Quali risultati ha prodotto e sta producendo la sperimentazione a Taranto per la bonifica del sito inquinato a ridosso dell’Ilva?

«Con l’immagine del disastro di Chernobyl idealmente davanti ai nostri occhi e a come su quel sito a cominciare dal 1994 fu impiegata la canapa, “CanaPuglia” ha voluto testare, a Taranto, le straordinarie potenzialità di questa pianta per bonificare i suoli contaminati di un’azienda agricola sita a poche centinaia di metri dall’Ilva  (nella foto di Vincenzo Montefinese in copertina, n.d.r.). I risultati, assai incoraggianti dopo la prima fase di sperimentazione, stanno stimolando moltissimo la ricerca e ci auguriamo, quindi, di poter fornire un contributo sempre più rigoroso ad un territorio penalizzato e molestato dall’inquinamento del siderurgico, ma non solo: a Taranto, infatti, ci sono anche discariche di rifiuti speciali, l’Arsenale e altre realtà ecologicamente non più tollerabili».

Come nasce l’esperienza del negozio a Conversano? Quali prodotti sono venduti e quale la risposta della cittadinanza? Il tuo lavoro ed impegno sta avendo un eco anche nel resto della Regione e fuori?

«Era uno dei tanti sogni che avevamo nel cassetto. Nel 2016 siamo riusciti ad aprirlo e a trasformarlo in realtà. Il proposito è stato, ancora una volta, di offrire a chiunque la possibilità di conoscere e di provare i beni ottenuti dalla trasformazione della canapa, nei più diversi ambiti: dall’alimentazione all’abbigliamento, dalla medicina alla cosmesi. Oggi, soprattutto nel Mezzogiorno, avviare una nuova attività commerciale non è facile, ma per natura sono una persona ottimista e ho voluto rischiare. L’Emporio CanaPuglia, che vuole essere un concept store il cui modello sarebbe da diffondere in tutta Italia e attraverso cui vorremmo “rispolverare” la memoria essendo stata una tipologia di punti vendita molto diffusa nella storia del nostro Paese, si trova nel centro di Conversano ed oggi è raggiunto da una utenza non solo locale e regionale. Siamo entusiasti ed orgogliosi di poter esibire i frutti del nostro lavoro e ci auguriamo di fare sempre meglio. Il mio prossimo obiettivo, infatti, sarebbe quello di creare tanti posti di lavoro e contribuire, pertanto, ad accrescere il benessere sociale e la qualità della vita su questo nostro meraviglioso, ma poco amato, Pianeta».

Nel nostro Paese, per una certa fobia culturale sui danni provocati dal fumo della marijuana questa risorsa naturale è stata per decenni criminalizzata. Secondo te qual è la situazione odierna nel nostro Paese, tra il punto di vista delle istituzioni e della cittadinanza?

«Si è puntato sui danni del fumare Cannabis per distruggere una risorsa ecologica multiuso, a disposizione di tutti. Una materia prima che poteva e può sostituire tutti i derivati del petrolio spostando flussi economici non più su grandi organizzazioni, ma sugli agricoltori e la rete di piccole e medie imprese collegate. La situazione odierna è promettente, secondo me. Sono abituato a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e penso che con il tempo, spero il più breve possibile, in Italia possa esserci una situazione simile agli USA o agli altri Stati Europei. Ad oggi, tuttavia, l’ostacolo alla sua diffusione è di natura politica. C’è un enorme deficit culturale che inficia il progresso sociale. Eppure, nonostante questo, lo verifichiamo con la nostra eclettica esperienza quotidiana, sono sempre di più le persone che superano il pregiudizio nei confronti della canapa restandone affascinati dalle innumerevoli applicazioni. Se ci fosse, per esempio, una regolamentazione della produzione con fruizione a fini personali della cannabis e dei derivati, in Italia, si inaugurerebbe una nuova straordinaria fase economica che potrebbe abbattere totalmente la disoccupazione e, inoltre, si contrasterebbe notevolmente il potere delle organizzazioni criminali che incamerano decine di milioni di euro dal mercato nero».

Quali obiettivi o speranze per il futuro?

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Claudio Natile

«Da quanto è stato avviato il Progetto CanaPuglia, di obiettivi ne abbiamo già raggiunti diversi. La prima semina di canapa in Puglia dopo 50 anni; lo stimolo e il contributo alla ricerca, in campo agronomico e terapeutico; il contributo al recupero di una varietà storica di canapa italiana (l’Eletta Campana); l’informazione diffusa e aperta secondo l’approccio open source; lo stimolo a seminare canapa in tutta Italia; l’impegno a diffondere nelle giovani generazioni la conoscenza su questo tema con il progetto “Canapa e Ambiente a Scuola” che ha coinvolto oltre 1000 tra alunni e docenti; il contributo, infine, alla stesura della nuova normativa di riferimento sulla filiera della Canapa in Italia. Vorremmo continuare, quindi, lungo queste direttrici, tra la formazione e la sperimentazione, per saldare l’utopia del cambiamento con la poesia di un rinnovamento etico-ecologico-economico possibile, con la corresponsabilità diffusa di tutti. E, concludendo, proprio con questo approccio trasversale, ma radicale, segnaliamo l’iniziativa del 28 gennaio p.v.: un convegno per comunicare gli aspetti della nuova legge che porta il nome di Canapuglia, avendo avuto l’onore di collaborare personalmente con il Mipaaf e la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati».

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