Home Interviste Beni Comuni. Labsus sperimenta modelli innovativi

Beni Comuni. Labsus sperimenta modelli innovativi

848
0
SHARE

Alla vigilia dell’assemblea regionale di Bari del 14 marzo e per commentare il Rapporto 2016 dell’associazione attiva nella promozione culturale e sociale dei beni comuni, intervista al referente regionale dell’organizzazione Pasquale Bonasora

Entro il 2050, presumibilmente, almeno l’ 80% della popolazione mondiale vivrà nelle città, con una crescente complessità antropologica da interpretare e decodificare. Quindi, sin da ora e senza perdere altro tempo tra i rivoli della burocrazia, diventa urgente mettere sempre più al centro delle politiche, nazionali e locali, l’evoluzione socio-culturale e ambientale delle città. È, infatti, anche dalla qualità ed intensità della connessione etica e civica tra amministrazioni e cittadini che possono generarsi nuove opportunità di prosperità per le comunità. Insomma, è tempo di parlare di Beni comuni.

Il principio costituzionale della sussidiarietà

Con lo scopo, pertanto, di organizzare virtuosamente la partecipazione e nella volontà di attuare la Costituzione – in particolare l’ultimo comma dell’art. 118 che introduce nel nostro ordinamento il principio fondamentale della sussidiarietà – l’associazione Labsus (Laboratorio per la Sussidiarietà), già da anni attiva nel nostro territorio regionale con diversi Comuni che hanno già legiferato in tale direzione, propone ai Comuni l’adozione del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni per favorire i patti di collaborazione tra governati e governanti.

LEGGI ANCHE: FIBRONIT, E’ ARRIVATO IL TEMPO PER IL PARCO DELLA VITA?

I beni comuni. Il Rapporto 2016

Agli sviluppi e ai risultati già raggiunti mediante questa innovativa ed inclusiva metodologia di interazione è dedicata la versione 2016 del Rapporto curato dall’associazione. Uno studio, di notevole interesse anche per come viene rappresentato lo strumento del potere nella sua metamorfosi culturale, tramite il quale i patti vengono descritti come “un potente fattore di innovazione istituzionale e sociale” perché generano “un nuovo spazio, non organizzato stabilmente e in modo duraturo nel tempo, in cui persone diverse si ritrovano, spesso anche in maniera del tutto occasionale, per prendersi cura di un bene comune”.

I patti di collaborazione
Pasquale Bonasora, referente regionale dell'associazione Labsus - beni comuni
Paquale Bonasora, referente regionale dell’associazione Labsus

Con i patti coerentemente ed interamente applicati nella loro potenzialità, conseguentemente, si realizza una redistribuzione orizzontale del potere con cittadini e amministratori che si assumono una medesima quota di corresponsabilità nel processo di costruzione delle dinamiche urbane. La Pa, in particolare, si assume l’onere di porsi come “facilitatore dei processi di un modello di sviluppo locale capace di valorizzare le risorse, le competenze, i saperi di ogni persona”. Tra le città coinvolte in questa “rivoluzione copernicana” anche Bari e, muovendo proprio da quanto esposto finora, abbiamo rivolto alcune domande al referente territoriale per la nostra regione, Pasquale Bonasora.

I patti sono “un potente fattore di innovazione istituzionale e sociale”

Bari è uno dei Comuni italiani che ha adottato (aprile 2015) il regolamento di Labsus per l’amministrazione condivisa dei beni comuni. Come lei ha ricordato durante una recente seduta della Consulta dell’Ambiente, tuttavia, ad oggi sarebbe applicato al 20%. Perchè? Quali benefici socio-culturali, invece, produrrebbe se fosse interamente rispettato?

«È fondamentale che un regolamento come quello per l’Amministrazione condivisa sia patrimonio di tutti, dalle associazioni ai cittadini, fino agli amministratori comunali. Il Regolamento è solo uno strumento che rende più semplice l’applicazione del principio di sussidiarietà, cioè la possibilità per i cittadini di occuparsi di attività di interesse generale.  Serve una più robusta consapevolezza civica e per questo è essenziale costruire luoghi di confronto in cui cittadini e amministratori possano condividere idee e progetti per la cura dei beni comuni della città di Bari.

La comunicazione è fondamentale in questi processi perché crea i presupposti per favorire, come dice la Costituzione, l’autonoma iniziativa dei cittadini. Manca uno spazio sul sito del Comune (previsto dal regolamento) dove trovare notizie sui Patti di collaborazione sottoscritti, sulle proposte, sui modi per avanzarle, sui tempi di risposta dell’amministrazione comunale. Mentre il modello tradizionale di amministrazione deresponsabilizza i cittadini, l’amministrazione condivisa si costruisce sulla condivisione delle responsabilità costruendo un modello in cui tutti i soggetti siano essi pubblici o privati offrono competenze, risorse, relazioni per la soluzione di problemi che riguardano tutta la collettività e possono essere risolti solo con il contributo di tutti».

Un organo come la Consulta, di potenziale mediazione tra Amministrazioni e cittadini, quale ruolo potrebbe, e dovrebbe, esercitare nell’auspicio di accorciare la distanza tra governati e governanti, nella visione che il potere sia uno strumento, e non un fine, per generare un diffuso benessere socio-economico in città?

«Nel modello amministrativo tradizionale le consulte hanno funzioni esclusivamente consultive senza alcun potere decisionale. Oggi possono diventare il luogo dove si sperimenta un nuovo modello amministrativo capace di valorizzare le risorse dei cittadini. Il luogo dove la partecipazione non è intesa solamente come contributo formale alle decisioni di altri organi istituzionali, ma quello dell’esercizio dell’azione amministrativa attraverso l’elaborazione e la proposta di patti di collaborazione».

L’amministrazione condivisa modifica il rapporto di ognuno di noi con il potere: di chi lo esercita, come di chi lo subisce.

All’inizio dell’anno, Labsus ha prodotto un interessante e vivace report sulle sue attività nel 2016 promuovendo le migliori pratiche di amministrazione condivisa sperimentate in Italia. Secondo lei, quali potrebbero essere realizzate anche a Bari e in Puglia? E quanto ritiene matura e corresponsabile la locale cittadinanza attiva?

beni comuni
In Puglia tredici comuni hanno adottato il Regolamento dei beni comuni e altri lo stanno adottando (foto: sumavincenzo2009.blogspot.it)

«Quello che emerge dal rapporto Labsus 2016 è l’esistenza di un Paese reale che esiste anche se non appare sui giornali, che si prende cura di sé stesso, che alimenta i legami di comunità attraverso la cura dei beni comuni. È necessario che queste esperienze inizino a lavorare in rete, a scambiare buone prassi, ma anche le difficoltà incontrate per superarle insieme.

Oggi in Puglia sono tredici i comuni che hanno adottato il Regolamento e altri lo stanno adottando. Vogliamo costituire la Rete regionale per l’amministrazione condivisa (appuntamento martedì 14 marzo all’Officina degli Esordi), aperta ad amministratori e cittadini per compiere un salto di qualità verso l’applicazione di questo modello. Che non è soltanto una felice intuizione dal punto di vista amministrativo, ma un vero e proprio processo culturale che chiede a tutti, quindi, anche ai cittadini, di cambiare il proprio modo di agire e rapportarsi rispetto alle Istituzioni. Quello che, in definitiva, l’amministrazione condivisa va a modificare è il rapporto di ognuno di noi con il potere: di chi lo esercita, come di chi lo subisce».

Print Friendly

LEAVE A REPLY