«Abbiamo voluto sperimentare il video e la musica perché pensiamo sia il modo migliore per catturare l’attenzione anche dei più giovani, che sono a volte meno sensibili ai problemi di cui ci occupiamo. Se per catturare la loro attenzione devo farlo con un balletto: bene! Adesso, magari si chiederanno chi è Greenpeace, perché eravamo in mezzo al mare e qual è il problema che angustia il mare, adesso. Se solo si fermassero un attimo e si ponessero loro stessi queste domande, noi avremo raggiunto il nostro obiettivo».
Così Giorgia Monti, responsabile della Campagna mare di Greenpeace Italia, imbarcata sulla Rainbow Warrior e protagonista del video “Ballando gangnam style per salvare gli oceani”, al telefono con Ambient&Ambienti per commentare il clip prodotto dagli stessi attivisti in navigazione. La nave di Greenpeace era impegnata in un monitoraggio congiunto con ufficiali del Mozambico, contro il fenomeno della pesca illegale del tonno nell’Oceano Indiano. Dall’Oceano Indiano arriva circa un quarto del tonno commercializzato a livello mondiale ma, secondo le stime di Greenpeace, il 18% della pesca è illegale. «E questo, unito a una pesca eccessiva e spesso distruttiva, sta mettendo a serio rischio le risorse ittiche, e non solo».
Gangnam Style è il video più visto di YouTube K-pop, del rapper sudcoreano PSY, che da luglio scorso ha generato una serie di flash mob in tutto il mondo, come a Roma, dove l’evento è stato anche il primo music mob della storia, cioè migliaia di smartphone sincronizzati hanno riprodotto all’unisono la stessa traccia musicale. Il Gangnam Style ha contagiato l’equipaggio della Rainbow Warrior che ha deciso di utilizzarlo per veicolare il messaggio della campagna in mare, realizzando un video nel proprio tempo libero e a costo zero per l’organizzazione.
«L’idea è venuta in maniera totalmente naturale. Eravamo da quattro settimane in mare aperto, lavori tutto il giorno e la sera ti ritrovi a chiacchierare con le stesse persone. È stata Moon, giovanissima coreana di Seul, salita a bordo come traduttrice, a mostrarci il video. È stata una sfida. Ha preso tutto il nostro tempo libero. Ha richiesto impegno ma comunque è stato piacevole farlo. È stato anche uno strumento, a bordo, per unirci, fare squadra, passare ancora più tempo insieme, al di là delle ore di lavoro».
Il video è nato dalle idee di tutti e mette in luce anche i diversi aspetti della vita di bordo, dalla ramazza alla cucina alle ricognizioni in elicottero alle immersioni.
«Eravamo molto imbarazzati e avevamo anche un po’ di vergogna perché nessuno di noi è un ballerino o attore di professione, dall’ingegnere alla cuoca, nessuno è mai andato in video. Alla fine quello che ha prevalso è stata la voglia di dire proviamoci, se questo può davvero servire alla campagna io lo faccio. Non c’era nessuno che ci diceva cosa dovevamo fare. Per esempio quella dell’esplosione in cabina: l’ingegnere ha sessant’anni, moglie e figli. All’inizio ha detto non partecipo, poi una sera, alle dieci, è venuto da noi con quell’idea: siamo rimasti scioccati!».
«È stato anche un modo per augurare Buon Natale, in una maniera semiseria, senza angosciare troppo le persone, l’importante è che il messaggio passi».
Buon Natale anche a voi amici di Greenpeace.


