Autodromo di Nardò: sviluppo sostenibile

Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ed il direttore generale di Porsche engineering Malte Radmann

L’autodromo di Nardò è collocato nel SIC (sito di importanza comunitaria) Palude del Conte e dune di Punta Prosciutto: un ecosistema di grande pregio fatto di macchia mediterranea che è cresciuta attorno alla pista. Lo sviluppo della struttura sarà garantito senza nessun svantaggio per l’ambiente.

Regione Puglia e Porsche Engineering hanno sottoscritto un piano di gestione sostenibile del territorio. La società Nardò Technical Center (che gestisce l’autodromo) si impegna «a mettere a disposizione le conoscenze sviluppate sull’area in questione e a condividere il nuovo Piano di sviluppo delle attività al fine di renderlo compatibile con la conservazione e la fruizione del sito, anche mediante interventi di mitigazione/compensazione».

L’accordo coinvolge anche i Comuni di Nardò e Porto Cesareo (LE). Saranno avviati studi che consentiranno la tutela ed il rispetto di natura, territorio ed ecosistema.

Porsche Engineering investirà in ricerca e formazione, consolidando le strutture esistenti del Nardò Technical center: entro metà del 2015, è prevista la costruzione di due nuove piste, l’allestimento di un centro di sicurezza con un centro medico, una postazione dei vigili del fuoco e un eliporto da inserire nella rete regionale dell’elisoccorso. L’occupazione (attualmente sono 110 i dipendenti) dovrebbe aumentare del 30%.

Ha dichiarato il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: «Ricerca e formazione sono due parole che oggi girano insieme alle automobili. Questo luogo di Nardò è una delle cose più importanti per le grandi case automobilistiche. Oggi c’è da approfondire la conoscenza puntuale e nel dettaglio di qualunque ingrediente affinchè si possa capire cosa fare e cosa sia necessario fare, partendo dalla peculiarità di un sistema, come quello per esempio della macchia mediterranea. Occorre cercare di salvaguardare e valorizzare ciò che di bello e di naturalisticamente interessante c’è nel territorio. La condivisione del Piano di sviluppo con i Comuni e con la Regione rappresenta sicuramente una buona pratica».

 

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