Arnaldo Pomodoro al Castello Svevo di Trani

L’obelisco d’acciaio rosso ruggine, opaco, di Arnaldo Pomodoro, accoglie i visitatori della mostra “Arnaldo Pomodoro nei Castelli di Federico II” al Castello di Trani

L’arte, nelle sue accezioni, è l’unica dimensione intellettuale e fisica per cui vale la pena vivere. La pittura, la letteratura, la musica, la scultura, l’architettura sono declinazioni dell’arte e dell’immaginazione dell’uomo di ieri come dell’uomo di oggi; elemento unico valorizzante la sua vita. Questo libero pensiero è stato il primo che ho elaborato dentro di me nella realtà dello spazio architettonico tra il Castello Svevo di Trani, il fronte azzurro del mare che apre al Gargano e la Cattedrale di Trani. Davanti a me un obelisco d’acciaio rosso ruggine, opaco, di Arnaldo Pomodoro, un artista del Novecento Italiano.
Uno sguardo oltre l’oggetto – La scultura di Arnaldo Pomodoro mi fa porre delle domande: cosa l’opera d’arte scultorea vuole raccontarmi; cosa vuole comunicarmi di così intimo. Percepisco tre livelli di pensiero. Il primo legato alla geometria euclidea che modella il prisma, una piramide tronca a base quadrata; forma prima dell’obelisco, una forma complessiva, compatta, precisa, che taglia il cielo azzurro di Trani. La geometria immaginativa ha prodotto la forma prima dell’opera d’arte pensata e immaginata dall’autore.
Il secondo livello: Sulle superfici esterne della scultura, sui quattro lati, sono incise forme libere intuite da Arnaldo Pomodoro che aprono ad un racconto. E’ un livello introspettivo che descrive le peculiarità umane e i percorsi di vita; segni primi dell’uomo che alterano delicatamente la perfezione geometrica: espressione della ragione, del pensiero razionale.

Sulle superfici esterne dell’obelisco realizzato da Arnaldo Pomodoro compaiono forme libere in bronzo che raccontano nell’alternanza luce/buio, il percorso della vita umana

All’interno delle stesse appaiono, nel buio grezzo del bronzo fuso, segni opachi e bui alternati a piccole lucide superfici di bronzo/oro. Raccontano il terzo livello: l’intensità, il buio e il dramma interiore dell’uomo contemporaneo.
Ragione = Geometria = Forma Pura = Pensiero Razionale.
Forma Libera = il Racconto dell’Uomo apparentemente Libero ma infelice.
Forma complessa, incisa, buia = Dramma della quotidianità dell’essere umano, sino in fondo all’anima. Tutto ciò ha qualcosa di eterno e nello stesso tempo legato fortemente al presente,all’oggi.
La terza profondità buia e profonda nel bronzo rappresenta l’anima e la spiritualità dell’uomo di oggi, mai palese, che racconta un uomo con le sue debolezze, le sue vittorie, le sue sconfitte, le sue virtù. Un approccio sensibile all’animo umano.
Alla ricerca di una risposta – La scultura dunque, pone domande a cui bisogna darsi delle risposte sull’esistenza, sul senso della vita, sui suoi dettagli qualitativi, unici veri motivi dell’esistenza umana, che traspaiono attraverso l’arte; e l’arte è l’unico mezzo attraverso cui far percepire, trasmettere una umanità latente, piena d’orgoglio di vita e di amore.

“…Una forma complessiva, compatta, precisa, che taglia il cielo azzurro di Trani…”

Una scultura è la vita interiore dell’uomo espressa dall’artista per gli uomini di oggi, per stimolarli a riflessioni, immaginazione, futuro; un futuro fatto di progetti, di idee, di fluttuanti sensazioni del vivere possibile in una misteriosa profondità che, restando tale, ci impone di cercarla, di conoscerla, di viverla con compagni e compagne di viaggio attraverso plurime sensazioni di un imminente bisogno di futuro, fatto di percezioni, ascolto, intuizioni; una scultura è una vibrante sinfonia di segni dell’arte che, nelle sue accezioni e nella sua complessità realizza una tumultuosa sopravvivenza densa di sensazioni interiori tra musica, canto, pittura, letteratura, scultura, architettura. Una somma d’intenti che l’opera scultorea di Arnaldo Pomodoro provoca e scatena
nell’incontro con l’uomo contemporaneo colto e sensibile del terzo millennio.

(La Mostra / Evento “Arnaldo Pomodoro nei Castelli di Federico II” – Curatore: Lea Mattarella – si tiene al Castello Svevo di Trani, al Castello Svevo di Bari e a Castel del Monte fino al 30 novembre 2014.

Bibliografia essenziale:
Francesco Leonetti – Arnaldo Pomodoro, L’arte lunga, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano,
1992.

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