Arctic 30, Greenpeace fa appello al premier Letta

Oggi, 25 ottobre, i genitori dell’attivista Greenpeace Cristian D’Alessandro sono stati ricevuti al Quirinale dall’ambasciatore Antonio Zanardi Landi, consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica Napolitano. L’incontro arriva all’indomani  del cambio di accuse nei confronti degli attivisti detenuti in Russia, da pirateria a vandalismo. Secondo il codice penale russo, il reato prevede fino a sette anni di carcere.

Aristide D’Alessandro, padre di Cristian, ha detto: «Ci sembra che l’accusa continui ad essere ampiamente sproporzionata. Eppure ci auguriamo che le autorità russe vogliano riconsiderare la decisione di negare la libertà su cauzione a Cristian e ai suoi compagni. In questo momento ci sembra importante tenere sempre alta l’attenzione sulla vicenda, dato che la situazione rimane grave».

L’accusa di vandalismo, secondo Greenpeace, è senza fondamento. Nonostante la riformulazione dell’accusa, inoltre, nei confronti di Andrey Allakhverdov, uno degli Arctic 30, non è caduta ufficialmente l’accusa di pirateria. L’attivista è quindi accusato al momento sia di pirateria che di vandalismo.

Il diritto internazionale prevede che in acque internazionali non si possano sequestrare navi o equipaggi sulla base di accuse per vandalismo. Dunque gli Arctic30 sono stati arrestati illegalmente. Greenpeace International ne chiede pertanto il rilascio immediato.

«Il fatto che le accuse siano state modificate da pirateria a vandalismo non vuol dire che siano meno infondate o che abbiano conseguenze meno gravi per i nostri attivisti – dichiara Ivan Novelli, presidente di Greenpeace Italia –  Greenpeace è un’associazione che usa forme di protesta pacifiche da più di 40 anni, che non hanno nulla a che vedere con il vandalismo o il teppismo. È ora di affiancare all’importante lavoro diplomatico un atto diretto da parte del governo, in particolare da parte del Primo Ministro Letta. Chiediamo che dia un segnale forte alla sua controparte russa, come già fatto da Angela Merkel e dalla presidente brasiliana Rousseff, chiedendo una pronta risoluzione della vicenda».

Ieri, durante una delle ultime udienze di appello (tutti rigettati) l’attivista Paul Ruzycki (Canada) ha dichiarato: «Siamo attivisti di tutto il mondo e lavoriamo per un obiettivo comune. Chiediamo sostanzialmente Verde e Pace. Vogliamo attirare l’attenzione pubblica sulle attività distruttive portate avanti da alcune multinazionali. Non abbiamo nulla da guadagnare personalmente dalle nostre azioni nonviolente, al contrario abbiamo tutto da perdere: la nostra libertà, famiglia e amici. Spero che lo capirete. Abbiamo visto molte ingiustizie principalmente dettate dall’avidità e in generale da interessi economici. Noi agiamo perché i nostri figli possano avere un futuro migliore».

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