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Amianto, cresce la consapevolezza

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È sempre più forte la consapevolezza che “davvero si muore di amianto”, come ha detto ad Ambient&Ambienti il prof. Giorgio Nebbia, ambientalista fin nel più profondo di ogni sua fibra. E la consapevolezza che si fa sempre più convinta e che richiede misure decise trova spazio in questo dossier – il secondo – che Ambient&Ambienti dedica all’amianto.

New York. Nel crollo delle Torri gemelle sono state disperse nell’aria 2mila tonnellate di amianto

Se nel primo dossier ci siamo concentrati su casi locali come quello dell’ex Fibronit e della Bridgestone di Bari per poi allargarci agli altri luoghi che hanno ospitato le fabbriche della morte, questa volta cogliamo i segnali di quanto si sta sviluppando in altre parti del mondo, soprattutto negli Stati Uniti, che vantano il triste primato di 10mila morti all’anno per malattie asbesto-correlate e che non hanno ancora una legislazione che tuteli i lavoratori esposti alla fibra-killer. Proprio dagli USA arriva la testimonianza di Linda Reistein, fondatrice dell’ADAO (Asbestos Disease Awareness Organization) l’associazione da anni impegnata nel sensibilizzare la popolazione e gli organi politici sugli effetti letali dell’amianto (non tutti sanno che il crollo delle Torri gemelle nel 2001 a New York mise in circolo 2mila tonnellate di amianto). E dagli Stati Uniti abbiamo raccolto anche le considerazioni del prof. Ronald Gordon, presidente del neonato International Asbestos Observatory. Una considerazione è d’obbligo: se in Italia vantiamo una legislazione all’avanguardia sul tema, se in Europa si monitora con attenzione il problema, se negli Stati Uniti c’è ancora molto da fare, la spinta all’associazionismo diventa fondamentale per ottenere comportamenti comuni tali da tutelare le vittime di chi con l’amianto ha convissuto.

I “muri blu” della vecchia fabbrica della Fibronit, a Bari

Ci siamo rivolti anche a studiosi italiani per capire quali strategie mettere in campo per difendersi dall’amianto, dalla prevenzione a livello domestico alle ricerche in corso per combattere il mesotelioma – o almeno per limitarne gli effetti – ; dallo smaltimento dei materiali contenenti la fibra alla bonifica e messa in sicurezza degli edifici. Abbiamo toccato con mano quanto sia lungo e complicato da parte delle Pubbliche Amministrazioni individuare e monitorare gli scarti di amianto – solo in Puglia ci sono ancora 5mila capannoni con coperture in Eternit. Abbiamo riportato alla luce situazioni come quella delle 22 scuole milanesi che potrebbero essere addirittura abbattute; abbiamo ricordato le fasi del processo contro i dirigenti dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato – conclusosi giusto un anno fa con la storica condanna dei “padroni”; abbiamo ricordato anche le lotte degli operai della fabbrica barese Fibronit, lotte raccolte in un libro bianco che racconta passo passo le vicende di operai, sindacati, magistrati, enti locali. E abbiamo voluto lanciare una proposta provocatoria: perchè non fare di quelle rovine “blu” che ancora stanno lì un museo civico permanente che ricordi, come un particolare museo dell’olocausto, gli orrori di cui la società del benessere è capace?

 

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