F come futuro: le nuove generazioni hanno un rapporto difficile con la prospettiva del domani. Intrappolate nel presente e talvolta impaurite da ciò che per loro rappresenta un’incognita o una perdita, non hanno forse mai interiorizzato l’idea della sobrietà e del risparmio, che chiede di accantonare risorse da investire in un tempo differito. In relazione ai beni ambientali, i ragazzi sono perciò orientati perlopiù ad un dissennato consumismo, a meno che non intervenga, a livello educativo, la necessaria responsabilizzazione per costruire nell’oggi le condizioni perché il mondo resti vivibile il più a lungo possibile.
H come habitat: i ragazzi hanno bisogno di costruire un rapporto di famigliarità con l’ambiente circostante. Nella loro acerba cosmologia, l’esterno non deve mai coincidere con l’estraneo. In questo modo di elaborare il rapporto con lo spazio, c’è un’intuizione importante: ognuno è figlio, ma anche protagonista del proprio habitat. Ne fruisce e allo stesso tempo ne è responsabile. Per questo è necessario sviluppare una mentalità ecologica, che porti a considerare l’habitat all’interno di un processo incessante di umanizzazione, che porta a sviluppare una relazione affettiva con l’ambiente e che aiuti a superare la tentazione di una sua progressiva reificazione.
I come integrazione: perché la globalizzazione non sia intesa come frammentazione delle identità e dei vissuti, occorre da parte dei giovani un impegno attento e concreto nel riconoscere e incentivare le interdipendenze che concorrono a generare l’equilibrio ambientale. I piccoli gesti, le iniziative di piccolo raggio possono effettivamente servire a migliorare la qualità della vita di tutto il pianeta.
L come lavoro: ci sono molti campi nei quali la sensibilità ambientale può esprimersi come scelta professionale, così come purtroppo esistono molte occupazioni che feriscono la qualità della vita in un territorio. I giovani hanno la responsabilità di scelte etiche importanti, che non possono essere aggirate con l’urgenza di entrare nel mondo del lavoro. E devono comprendere che non basta più qualche ora di volontariato per affrontare con competenza e continuità le sfide attuali.
M come mondialità: abituarsi a pensare in grande per agire nel piccolo, trasformare le frontiere in ponti, divenire viaggiatori solidali, comportarsi in ogni angolo del pianeta come se fosse casa propria. I giovani sono ben più capaci, rispetto agli adulti, di superare i dualismi dentro/fuori, vicino/lontano, famigliare/estraneo e quindi possono essere bravi maestri di una rinnovata interpretazione della globalizzazione.
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