Classe prima E, liceo scientifico Salvemini, lo scorso anno scolastico. Riflessione a tutto campo sulla città e su come i ragazzi la percepiscono e la vivono. Un approccio sensoriale e affettivo, prima ancora che intellettuale: in gioco, la possibilità di verificare non soltanto come le nuove generazioni abitano lo spazio urbano, ma come questo si inserisce nella loro interiorità e orienta il cammino della crescita. Fra le tante cose dette e condivise – gli adolescenti spesso si assomigliano nel look sgualcito, ma sono molto diversi fra loro sul piano della sensibilità e della rielaborazione delle esperienze e dei vissuti -, spicca un’idea precisa: Bari è una città agrodolce.
Forse non sono neppure loro del tutto consapevoli di quel che hanno evocato con una definizione così sintetica, ma sicuramente interessanti sono i tentativi di verbalizzare e giustificare questa immagine: Bari è una città che si porta dentro i sapori e i colori del Mediterraneo e le note più aspre delle suggestioni provenienti dalle culture dell’Oriente, talora sapientemente miscelate fra loro – è il richiamo alle tradizioni gastronomiche -, talaltra accostate senza una reale integrazione – si pensi ai contrasti economici e religiosi che hanno segnato una storia densa di discontinuità e contraddizioni. Una città crocevia di speranze e di sogni, ma anche di risvegli dolorosi: un territorio dove benessere e precarietà convivono gomito a gomito; le povertà appaiono meno evidenti ma anche più drammatiche, perché segnate da confronti problematici con sistemi di opportunità a cui non tutti possono egualmente accedere.
Nello stesso tempo, è proprio questo che consente di amare questa città e identificarsi con essa: la città agrodolce è molto simile ad una generazione agrodolce, che ha desiderio di crescere ma non sempre riesce ad orientare positivamente il proprio cammino; che divora il tempo che scorre, ma non sa valorizzarlo correntemente come sviluppo di una progettualità matura; che usa lo spazio urbano ma non sa rigenerarlo.
Tutto questo è passato nella mente e nel cuore di una ventina di studenti, durante una giornata di riflessione sul loro rapporto con la città. Qualcuno ha concluso che Bari è una città piena di vento: sarà anche per questo che tante idee e speranze vengono disperse prima di concretizzarsi in azioni e comportamenti virtuosi?





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