Ambiente: SOS dagli oceani

La pesca a strascico è molto praticata sull’Atlantico settentrionale

Ha già raggiunto quasi cinquemila firme la petizione online per fermare la distruzione degli oceani profondi. A crearla, due associazioni inglesi, la BLOOM Association  e la Fishlove, che hanno come scopo la tutela degli ecosistemi marini. La petizione è partita dalla mobilitazione di Avaaz, (la comunità transnazionale che anima il mondo delle petizioni internazionali) e sta circolando in concomitanza con il voto, in programma al Parlamento Europeo il prossimo 10 dicembre, che deciderà in merito alla pesca a strascico oceanica; molto praticata in Europa, questo tipo di pesca si serve di enormi reti che catturano e schiacciano fino alla profondità di 1800 metri tutto ciò che incontrano ( le reti pesano oltre 2 tn. ciascuna e sono fissate a cavi e placche d’acciaio) e che perciò distrugge un ecosistema antico e delicato; uno scempio che manda letteralmente in frantumi coralli e spugne dalla vita ultramillenaria, a fronte del fatto che non più del 50% del prodotto così raccolto è effettivamente commercializzabile; di contro, come sottolinea uno studio effettuato dalla NEF (New Economics Foundations) e riportato da Repubblica.it  questo tipo di pratica comporta anche un costo per la società, in una cifra che si attesta intorno ai 400 € per ogni tonnellata di prodotto pescato.

Molto attive sono le associazioni ambientalista francesi: sono 10 le navi francesi coinvolte nella pesca oceanica a strascico

La legge, se sarà votata, prevederà nell’Atlantico nord-orientale più severi controlli sui limiti profondità per tale pratica, nonché un abbassamento dei limiti di cattura. Tra i Paesi che praticano la pesca a strascico compaiono moltissimi stati del Nord Europa, quali la Norvegia, la Danimarca, la Francia e l’Islanda, nonché Estonia, Lettonia, Lituania, Russia; all’avanguardia in questo triste elenco si rivelano essere tuttavia i paesi della penisola iberica, direttamente affacciati sull’Atlantico.  «In Francia, una decina di navi sono coinvolte in nella pesca a strascico nelle profondità marine. Sei di loro appartengono alla flotta del colosso Intermarché. Nonostante ricevono milioni di euro in sussidi , questi colossi industriali sono in deficit cronico. La pesca a strascico rappresenta oggi un “buco nero” finanziario che non esisterebbe senza i nostri soldi in tasse. Le lobby dell’industria della pesca esercitano pressioni sugli Stati membri dell’Unione europea e ai membri del Parlamento europeo per evitare il divieto di questo metodo di pesca, il cui modello di business appartiene al passato per via del suo rendimento insufficiente che lo fa dipendere dai sussidi pubblici», spiega l’eurodeputato Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI (Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare) dell’UE.

Collegandosi al link di AVAAZ.COM è possibile firmare la petizione, per la cui diffusione si stanno impegnando attivamente anche varie associazioni italiane.

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