Civetta nana e civetta capogrosso sono ottimi bioindicatori per gli ambienti forestali montani e la loro presenza è solitamente indice di comunità biologiche ricche e di ambienti di valore.
Secondo un’indagine condotta da Fondazione Lombardia Ambiente (FLA), volta a individuare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità del territorio lombardo, avverte che i cambiamenti climatici – mutamenti delle temperature, delle precipitazioni, delle temperature degli oceani, distribuzione e ciclo vitale di piante e animali -, potrebbero causare una forte diminuzione della popolazione di questi rapaci notturni, da molte aree montane della Lombardia entro il 2050.
La ricerca è stata realizzata nell’ambito di GESTIRE, il progetto Life+ promosso dalla Regione Lombardia – Direzione Generale Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile – cofinanziato dalla Commissione Europea che dal 2012 al 2015 ha come obiettivo prioritario quello di definire una strategia per la gestione dei siti Rete Natura 2000 presenti in Lombardia: 242 – dei quasi 3mila Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS) italiani -, per una superficie pari al 15% dell’intero territorio lombardo, dove vivono 61 specie animali (uccelli esclusi) di interesse comunitario e 87 specie di uccelli tutelati dalla Direttiva Uccelli.
Boschi di conifere – foto di Mattia BrambillaSecondo i ricercatori di FLA la conservazione e la tutela del territorio possono “mitigare” gli effetti dei cambiamenti climatici sulle specie da questi minacciate; infatti, la ricerca avverte che degli scenari climatici futuri considerati produrranno entro il 2050 una contrazione della distribuzione potenziale delle due specie di Strigiformi (rapaci notturni) variabile tra il 23 e il 54%.
«La gestione delle foreste è sicuramente importante per queste due specie – dichiarano i ricercatori di FLA -. Entrambe le civette abitano le foreste di conifere, la cui conservazione e la cui idoneità alle specie minacciate può essere promossa da un utilizzo forestale correttamente pianificato». Il 64% delle foreste, però, è totalmente o prevalentemente al di fuori dei siti Natura 2000, lamentano i ricercatori. «L’auspicio – concludono – è che tali siti, patrimonio naturale di vitale importanza per permettere alle specie minacciate dal riscaldamento climatico di sopravvivere nella nostra regione, siano inseriti nella attuale lista dei siti Natura 2000 della Lombardia o vengano comunque adeguatamente tutelati, per preservare in tali aree le caratteristiche ambientali che le rendono particolarmente adatte a specie esigenti e sensibili come civetta nana e capogrosso».


