Bruxelles – «L’Europa deve fermare la progressiva cementificazione che anno dopo anno sta coprendo il nostro territorio». E’ quanto afferma l’eurodeputato membro della Commissione parlamentare ENVI (Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare), Andrea Zanoni, a margine del convegno Soil remedation and soil sealing organizzato dalla Commissione europea a Bruxelles. Nel corso del convegno la Commissione ha presentato le linee guida per arginare il fenomeno dell’impermeabilizzazione dei suoli europei nei prossimi anni. La chiave di volta sarebbe quella di sbloccare la Direttiva quadro per la protezione del suolo (SFD, Soil Framework Directive, COM 2006/232), bloccata in Consiglio europeo per la mancanza di una maggioranza qualificata. Gli orientamenti della Direttiva, d’altronde, si ispirano alla recente tabella di marcia per un uso efficiente delle risorse in Europa, pubblicata dalla Commissione europea il 20 settembre 2011. In questa tabella di marcia si propone che, entro il 2020, le politiche dell’UE tengano conto delle loro ripercussioni dirette e indirette sull’uso dei terreni, e che la percentuale di occupazione di terreni sia conforme all’obiettivo di raggiungere una quota di occupazione zero entro il 2050.

Sul piano delle azioni concrete, secondo la Commissione, l’impermeabilizzazione del suolo può essere limitata grazie alla pianificazione territoriale intelligente e alla riduzione dell’espansione urbana. D’altro canto, è possibile mettere a frutto il potenziale di sviluppo nelle zone urbane, ad esempio, riqualificando aree industriali dismesse. Le misure di attenuazione prevedono l’impiego di materiali permeabili anziché di cemento o asfalto, un utilizzo più diffuso dei sistemi di recupero delle acque naturali e un sostegno alle “infrastrutture verdi”. Ed è proprio lo sviluppo di una strategia per la diffusione delle Green Infrastructure che sta alla base dell’ambiziosa Strategia sulla Biodiversità, adottata dalla Commissione UE nel maggio 2011 e che ha come obiettivo quello di fermare la perdita di biodiversità in Europa entro il 2020. Secondo la Strategia, lo sviluppo e la preservazione di infrastrutture verdi potrebbe riqualificare il 15% degli ecosistemi degradati.L’obiettivo è di promuovere, a partire da quest’anno, l’implementazione di infrastrutture verdi nelle aree urbane e rurali dell’UE, soprattutto tramite incentivi per incoraggiare gli investimenti in questo ambito, ad esempio con un utilizzo mirato dei flussi di finanziamento dell’UE e dei partenariati pubblico-privato.

E’ indispensabile, dunque, intraprendere un nuovo modo di concepire gli spazi che ci circondano ed essere consapevoli che i benefici delle infrastrutture verdi sono multipli: una foresta alluvionale non solo può giovare alla popolazione locale offrendo spazi ricreativi, ma fornisce anche habitat per gli animali, aiuta a proteggere le aree circostanti dalle alluvioni e contribuisce alla mitigazione del cambiamento climatico globale attraverso la cattura di CO2.



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