Bici-rail lungo i binari, fabbriche d’armi in espansione e tour enogastronomici ad opera di magnati russi. Non si fa mancar nulla la più che decennale cronaca del troncone ferroviario Fano-Urbino, ormai dismesso nel 1987, ma ancora oggetto di continui speranzosi interventi di ripulitura, come il taglio della vegetazione infestante, da parte dell’Associazione Ferrovia Valle Metauro (www.ferroviafvm.it). Una cinquantina di chilometri che – come ben sottolineano gli amanti della tratta – collegano la costa con l’universitaria e rinascimentale Urbino, indiscusso serbatoio turistico e gioiello di arte e cultura. Snodandosi attraverso uno dei più bei paesaggi del pre-Appennino marchigiano. Toccando le zone industriali dell’entroterra e numerosi punti d’interesse naturalistico, archeologico e geologico, come la Gola del Furlo, le Marmitte dei Giganti, il parco archeologico di Forum Semproni, ideale itinerario per escursionisti e studiosi.
Così, dopo la partenza il primo aprile della “via degli studenti”, iniziativa di trekking urbano promossa unitamente a Fai e Legambiente in favore della Giornata delle Ferrovie Dimenticate, le traversie di queste traversine si susseguono senza sosta, dividendo coloro che nel destino della linea vedono il ripristino del trenino locale in favore di una mobilità dolce e intermodale e coloro che nello smantellamento prevedono la conversione in pista ciclabile. In buona sintesi, un manipolo di urbanisti e architetti che, sull’esempio dei colleghi trentini, ha proposto l’utilizzo integrato delle strade che corrono parallelamente alla ferrovia in piste ciclabili, lasciando al suo posto una nuovamente funzionante metropolitana di superficie.
Nel frattempo, gli eventi. In ottobre, oltre alla delibera del Comune di Urbino (avversata dalle associazioni ambientaliste) per l’ampliamento del capannone della Benelli Armi Spa, che di fatto insiste in parte sulla zona, è stata pure la volta della Regione Marche che si è espressa con parere favorevole alla dismissione della tratta. Questo in risposta al Ministero Infrastrutture e Trasporti, che già dal 2002 sollecitava una decisione a seguito della rinuncia della concessione di servizio da parte di Rete Ferroviaria Italiana. La volontà dichiarata dalla Giunta regionale è quella di assecondare in tal modo anche la Provincia di Pesaro-Urbino nella sua pretesa di assegnazione dell’area, sì da adibirla ad asse portante della rete di piste ciclabili lungo la Val Metauro. A dicembre, il decreto ministeriale voluto dal Ministro Passera così disponeva, nero su bianco, l’avvenuta dismissione e ora l’appello è al Presidente della Repubblica.
Ma c’è chi non è stato a guardare. E non s’è rassegnato. Tra loro il consigliere regionale Gianfranco D’Anna che ha ufficializzato fine marzo la disponibilità della società russa Intorgimpex (importante azienda alimentare russa, con filiale a Rimini) all’utilizzo della linea ferroviaria metaurense come “treno dei sapori” per i turisti russi presenti in riviera, fornendo risorse (“milioni di euro” fanno già sapere) per portare avanti l’iniziativa. Lungimiranza straniera?




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