Altro aspetto inquietante, che dovrebbe imporre una seria riflessione sul nostro sistema economico, è il fatto di trovarsi di fronte molto spesso non alla criminalità organizzata in quanto tale, ma a “rispettabili” imprenditori i quali sono gli autori primi dell’iniziativa criminale. Esattamente quanto è emerso a Pavia, il 17 novembre 2010, nell’ambito dell’inchiesta “Dirty Energy”, che ha visto coinvolta la Riso Scotti, e che ha portato all’arresto di 7 persone, al sequestro di 40 automezzi e di un grande inceneritore di biomasse. L’accusa della Procura pavese è che siano state smaltite illegalmente oltre 40.000 tonnellate di rifiuti speciali provenienti da diversi impianti di trattamento dislocati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Per non parlare dell’inchiesta che nel luglio 2010, ha fatto scattare i sigilli nel quartiere Santa Giulia di Milano per omessa bonifica e smaltimento illecito di rifiuti in un’area che si estende per 1,2 milioni di metri quadrati.
«Dopo le grandi inchieste degli ultimi anni arriva la conferma anche dai numeri ufficiali – afferma Sergio Cannavò, vicepresidente regionale di Legambiente – la Lombardia è la prima regione del nord per numero di reati contro l’ambiente e per grandi traffici di rifiuti. Nel ciclo illegale dei rifiuti e del cemento sempre più spesso emergono organizzazioni criminali di stampo mafioso, soprattutto la ‘ndrangheta che, anche grazie alla connivenza o all’indifferenza di pezzi della nostra classe dirigente, hanno potuto colonizzare la nostra regione, facendo affari d’oro e inquinando l’ambiente».
«E’ ora che l’imprenditoria sana della Lombardia, che è di gran lunga maggioritaria, reagisca con più forza e metta al bando quelle aziende, omertose o conniventi, che si macchiano dei più gravi reati contro l’ambiente – conclude Cannavò -. Così come le istituzioni devono fare la loro parte, per aumentare e rendere più efficaci i controlli, snellendo gli adempimenti burocratici e facilitando il lavoro di forze dell’ordine e magistratura. Per questo ribadiamo la necessità di introdurre i delitti contro l’ambiente nel nostro codice penale, di migliorare l’attività di monitoraggio e di raccolta delle denunce dei cittadini e soprattutto di non abolire lo strumento delle intercettazioni».

![ecomostro[1]](http://www.ambienteambienti.com/wp-content/uploads/2011/07/ecomostro1.jpg)

Loading...