Nuove adesioni al “partito del rinnovabile”

Anche in Kenya e Sri Lanka partono, tra alcuni problemi e molte speranze, i piani di sfruttamento delle energie ecosostenibili. E mentre il Kenia prevede di produrre 300 Mw di energia da 365 megaturbine eoliche, Etiopia, Marocco ed Egitto si preparano a fare altrettanto

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Lo sfruttamento delle sta prendendo sempre più piede nel grande mosaico di Paesi del nostro pianeta. I primi a muoversi in tal senso – e non poteva essere altrimenti – sono stati i grandi colossi mondiali, favoriti dalla potenza e prosperità economica (seppur in un contesto critico come quello attuale): Stati Uniti ed Unione Europea, Giappone e Cina, India e Canada, solo per citare i principali, hanno investito e stanno investendo sempre più con forza in questo settore. Accanto a loro, però, tanti altri Stati minori stanno emergendo e distinguendosi per l’impegno e la volontà di promuovere l’energia “verde”; tra gli ultimi, è bene segnalare due contesti diversi, anche lontani geograficamente, ma che muovono i loro passi sulle medesime linee operative: il e lo .

Kenya, villaggio di un altopiano vicino a Nairobi
Pale eoliche in Sri Lanka tra le piantaggioni di the

Il grande Stato dell’Africa Orientale, caratterizzato da estreme temperature in grado di generare venti e correnti aeree molto forti, è in procinto di divenire la patria del più grande impianto di tutta l’Africa; merito del contributo di , che spinge tante società del settore ad investire e costruire nel Continente Nero. Il progetto in Kenya, nello specifico, prevede la costruzione di 365 giganti, abili a generare una potenza di 300 MW, circa un quarto di tutta l’energia elettrica prodotta dallo stesso Stato, con la conclusione dei lavori prevista per il 2012.

Pale eoliche in Kenya

Sulla stessa lunghezza d’onda è il ben più piccolo Stato asiatico dello Sri Lanka, un’isola poco distante dalle coste sudorientali dell’India. Attraverso diverse dichiarazioni ufficiali, le istituzioni di riferimento hanno annunciato di voler incrementare il ritmo di produzione degli impianti idroelettrici e delle unità eoliche presenti nel territorio nazionale, dando maggiori benefici sia in termini ambientali, sia in termini economici, in quanto diminuirebbero sensibilmente i costi di trasporto e di immagazzinamento delle materie non rinnovabili. In questo secondo caso, tuttavia, i tempi di lavoro e realizzazione sono dilatati, poiché l’obiettivo dichiarato è quello di coprire il 10% del fabbisogno nazionale con le energie alternative entro il 2015, raddoppiando l’attuale produzione di energia ecosostenibile, stimata sui 200 MW; la spiegazione di una maggiore lentezza risiede nel fatto che è necessario innanzitutto acquisire nuova tecnologia dall’estero.

In entrambe le situazioni descritte, come è possibile capire, non mancano questioni legate principalmente alla sfera economica, poiché non si è di fronte a Stati leader dell’evoluzione tecnologica; anzi, a tratti è addirittura palese l’esigenza di doversi in qualche modo appoggiare su Stati più forti tecno-economicamente. Al tempo stesso, però, è importante sottolineare la forte volontà da parte di questi Paesi di muovere significativi passi avanti verso, innanzitutto, una , così da poter diventare, da un lato, maggiormente protagonisti sullo scenario mondiale, e, dall’altro, punti di riferimento per altri contesti: proprio il piano eolico del Kenya, infatti, sta portando altre nazioni – soprattutto Etiopia, Marocco ed Egitto – ad agire sulla medesima scia.

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