Il fenomeno delle « alghe verdi » che invadono ogni anno le coste di Bretagna nel nord della Francia, è diventato in 40 anni un reale problema sanitario pubblico. L’inquinamento non viene dal mare ma piuttosto dalla terra, ormai fonte e deposito di nitrati, dopo mezzo secolo di produzione intensive di cui allevatori, imprenditori agricoli e Stato francese stanno perdendo il controllo.

Da dove vengono queste alghe?
Molti fattori concorrono a determinare questa situazione: naturale, climatico ed umano. La mancanza di correnti marine nelle baie e l’immobilità dell’acqua che favorisce la proliferazione delle alghe, che si nutrono di fosforo e di azoto. Quest’ultimo è al 90% di origine agricola e proviene dall’uso eccessivo dei fertilizzanti sulle superfici agricole e dall’aumento del nitrato nel suolo.
Oggi, La Bretagna concentra il 60% della sua produzione di suini, il 55% di polli, il 25% della produzione di latte in solo il 6% della superficie agricola utile francese. Quindi, le terre sono sature di deiezioni animali, utilizzate al posto dei concime. Poi la pioggia e il vento fanno il resto trascinando i nitrati nei fiumi. In 30 anni l’inquinamento da nitrato dei fiumi si è moltiplicato di ben 7 volte. Nel 2007, circa 82000 tonn. di azoto sono finite in mare dalle coste della Bretagna.

Le alghe sono nocive per l’uomo ?

Fino all’ anno scorso non c’era nessuna prova concreta che le alghe bretoni fossero nocive. Ma in agosto 2009, la morte di un cavallo e di due cani sulle coste di Bretagna rivela (secondo un rapporto del Ministero dell’ecologia francese) che la decomposizione delle alghe verdi produce dei gas che sarebbero nocivi per l’uomo. I ricercatori francesi dell’ Ineris - Institut National de l’Environnement Industriel et des Risques (Istituto Nazionale dell’ambiente industriale e dei rischi) hanno misurato delle concentrazioni in idrogeno solforato che tocca il livello di 1000 parti per milione (ppm) nella baie di Saint Michel en Grève in Bretagna (dove è stato trovato il cavallo morto); e una concentrazione superiore al 500 ppm viene considerata come “potenzialmente mortale”. L’Ineris precisa nel suo rapporto che con una concentrazione superiore al 1000 ppm, la morte avviene in modo improvviso: bastano pochi minuti, come è avvenuto per il cavallo. Finalmente, il primo ministro francese François Fillon , che si è recato sul posto durante l’estate scorsa, ha deciso di prendere in mano il dossier del Ministero dell’Ecologia.
Febbraio 2010, il governo presenta un piano di azione quinquennale.

Un piano d’azione di lotta contro le alghe verdi nel periodo dal 2010 al 2014 è stato presentato il 3 febbraio scorso in Consiglio dei Ministeri dalla segretaria dello stato dell’ecologia Chantal Jannon e dal ministero della pesca Bruno Le Maire. Il costo stimato è di 134 milioni di euro. Questo piano risponde agli impegni presi dal primo ministro francese Fillon durante la sua visita in Bretagna lo scorso agosto.
Sono stati individuati 23 bacini in pendenza e 8 baie toccati dal fenomeno delle “maree verdi”. Lo scopo principale è di migliorare la raccolta e il trattamento delle alghe al fine di cancellare tutti i rischi sanitari e ridurre i problemi. Il piano mira anche alla diminuzione dei flussi di nitrato di qualsiasi origine verso le coste mantenendo le zone “al naturale” e modificando le pratiche agricole nei bacini in pendenza interessati. In programma anche uno studio sulla tracciabilità dei flussi di azoto e un rafforzamento dei controlli su allevamenti e produzioni agricole. Il governo, infine, vorrebbe anche migliorare le conoscenze sui fenomeni di proliferazione delle alghe verdi e sulle possibilità di una loro utilizzazione.

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