Il 19° raduno internazionale di Harley Davidson, il Primo “Swiss Harley Days”, si è tenuto quest’anno a Lugano, in Svizzera. 20mila motociclette della casa di Milwakee hanno fatto riecheggiare il rombo dei motori sia per le strade della ridente cittadina adagiata sul lago Ceresio o meglio conosciuto come lago di Lugano, sia per le circostanti foreste che coprono circa un terzo dell’area del Cantone Ticino.


L’origine del nome della città, infatti, deriverebbe, per la vicinanza dei primi insediamenti vicino a un bosco, dal latino “lucus” che significa “bosco sacro” o bosco in genere, appunto. Per ospitare la manifestazione, l’amministrazione comunale di Lugano ha creato un’area riservata alle moto con la chiusura al traffico automobilistico di quasi tutto il lungolago. Un salotto di tutto rispetto ha ospitato i circa 40mila bikers – sottoscritto compreso che vi è giunto da Bari con la “piccola” 883 – provenienti da tutt’Europa: un viale tutto alberato che si affaccia sul lago e parchi e giardini curati sin nel più piccolo dettaglio e conosciuti per il loro pregio. Tra questi, un vero e proprio polmone verde all’interno della città è Parco Ciani; con le sue imponenti magnolie e i vialetti che si diramano tra statue, fontane, aiuole e fiori d’ogni colore e specie, è considerato tra i parchi più belli della Svizzera e luogo d’attrazione per migliaia di turisti.
Il Turismo, infatti, rappresenta uno dei settori di punta dell’economia di Lugano. Lo sviluppo di questa attività, con finanza e commercio, ha contribuito in maniera decisiva alla trasformazione urbanistica e architettonica della città, avvenuta, però, nel rispetto dell’ambiente e della natura della regione.
Come fa, allora, una città come Lugano la cui immagine è strettamente legata al verde e alle fioriture di qualità e rispecchia la cultura del giardinaggio a sposarsi anche per soli tre giorni con la cultura delle due ruote con motore a scoppio che dispensa fumo e rumore da scintillanti tubi di scappamento?
Ho rivolto la domanda a Sandro Leggeri di Lugano Turismo, che raggruppa i tre Enti della regione: quello di Lugano, quello delle Valli di Lugano e quello del Ceresio.
Risposta: Sono appunto solo tre giorni. Quindi, funziona benissimo. La chiusura del lungolago ha fatto si che il traffico veicolare fosse meno, non c’è stato questo grosso impatto ambientale, secondo il nostro punto di vista.
Come ha reagito Lugano a una manifestazione di questo genere?
In principio c’è stato un po’ di scetticismo ma poi sono stati tutti entusiasti di questo evento.
Scetticismo dovuto, probabilmente, a quei luoghi comuni che hanno sempre identificato i biker come orde di barbari in groppa alle moto che hanno creato disordini e fatto danni ovunque passassero, come in tanti film americani. Uno stereotipo sfatato, come ho potuto costatare di persona, dalle migliaia di harleysti che, nel soggiorno elvetico, hanno rispettato ambiente e ospiti.
È il primo evento motoristico?
È la prima volta, si.
L’anno prossimo, allora, pensate di ospitare nuovamente lo “Swiss Harley Days”?
Se gli organizzatori sono d’accordo, si può valutare.
E a conti fatti, lei pensa che Lugano sia contenta di ospitare ancora questo evento?
Si, assolutamente, si. Soprattutto sotto l’aspetto economico. Ma anche dell’immagine. Ci sono state migliaia di persone – 60mila compresi i 20mila curiosi “armati” di videocamere e macchine fotografiche hanno invaso pacificamente il lungolago di Lugano attratti da moto e bikers variopinti – che hanno visitato Lugano e il Canton Ticino, spero che tornino a casa con un bel ricordo.
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È dello stesso parere la signora Sylvia, simpaticissima Heidy in carne e ossa, consierge dell’Hotel Walter au Lac, in piazza Rezzonico, al centro del lungolago. Dal terrazzo, al quinto piano, si domina tutto il viale alberato sulla sponda del bacino del Ceresio. La signora Sylvia mi accoglie festosa nella hall. L’Hotel gode di una posizione strategica per fotografare tutto il viale dove le oltre quindicimila Harley Davidson sono in attesa del grande momento della parata. Mi sono presentato alla signora Sylvia come giornalista perché mi facesse salire all’ultimo piano per fotografare. Ma la signora Sylvia, mostrando un entusiasmo da adolescente ribatte che mi avrebbe fatto salire anche se non fossi stato giornalista… “con tutte quelle medaglie che ha - si riferisce alle spillette e alle patch sul mio gilet in assoluto modello H.O.G. (Harley-Davidson Owners Group) - l’avrei fatta salire comunque”, mi ha risposto, confidandomi che il motivo di tanta allegria le veniva proprio dalla presenza di tanti eccentrici motociclisti e dallo stesso viavai delle rombanti motociclette, “tanto, sono solo tre giorni!”.
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il servizio fotografico è di Gianni Avvantaggiato






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