Accade altrove
Ecologia e modernità. Un esempio dalla Svezia

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A , in , è sorto un nuovo quartiere, quello di che letteralmente significa città d’acqua. Un quartiere in cui gli abitanti “contribuiscono” fino al 50 per cento dell’energia necessaria semplicemente producendo , mente il restante 50 per cento deriva da altre fonti pulite: , centrali idriche ed eoliche. Un quartiere progettato con l’intento di ridurre al minimo l’ e renderlo autosufficiente dal punto di vista energetico grazie allo sfruttamento di fonti pulite e rinnovabili.

<p>Stoccolma, Svezia - veduta</p>

Stoccolma, Svezia - veduta

Biomasse, , pannelli solari, e una garantiscono agli oltre ottomila appartamenti una copertura quasi totale del . Quando i lavori saranno terminati nel 2012, Hammarby Sjöstad ospiterà ventimila abitanti e altre diecimila persone vi si recheranno ogni giorno per lavorare nella zona degli uffici.La vera particolarità, però, di questo nuovo quartiere è rappresentata dal sistema di riciclaggio creato per convertire ogni rifiuto prodotto dagli abitanti in energia pulita pronta da utilizzare. Tutti gli scarichi domestici sono convogliati in enormi cisterne nel sottosuolo dove, attraverso opportuni trattamenti, i liquami formano biogas immediatamente riutilizzato nelle cucine  a gas di cui metà degli appartamenti di Hammarby Sjöstad sono dotati. Quanto confluisce nell’arcipelago della capitale svedese, è comunque già abbondantemente bonificato e quindi meno dannoso per l’ambiente.

<p>Stoccolma, Svezia - gente per strada</p>

Stoccolma, Svezia - gente per strada

<p>Stoccolma, Svezia - galleria uffici con copertura in vetro</p>

Stoccolma, Svezia - galleria uffici con copertura in

I residui solidi, invece, sono in un secondo momento prelevati e trasformati in concime. Gli antiestetici e ingombranti cassonetti sono scomparsi. I rifiuti solidi, opportunamente separati, sono raccolti in cisterne sotterranee svuotate da enormi aspiratori e avviati al riciclaggio. In questa maniera vengono anche minimizzati i costi della raccolta. I rifiuti non riciclabili sono invece trasportati nel locale inceneritore. La loro combustione produce calore sufficiente a coprire il 47 per cento del riscaldamento domestico. Il restante 50 per cento è fornito dalla combustione di olio biologico, 16 per cento, e dall’energia idrica prodotta dalle acque di scarico, 34 per cento.

Le abitazioni sono state costruite con il 50 per cento delle pareti in vetro per sfruttare meglio la luce del sole e risparmiare energia elettrica. Il resto del fabbisogno proviene invece da pannelli solari posti sui tetti degli edifici, in grado di garantire oltre all’illuminazione degli spazi comuni anche la produzione di acqua calda per uso domestico. In ogni appartamento è installato un sistema di tubature dalle quali transita, secondo le esigenze, acqua calda o fredda, per riscaldare o per raffreddare. Anche la mobilità è sostenibile ad Hammarby Sjöstad.

Con il car sharing, il sistema di auto, rigorosamente a idrogeno, in uso a chi si associa, è stato ridotto il numero di veicoli circolanti. Risale all’estate del 2005 la prima stazione di servizio per rifornire auto a idrogeno. Inoltre il Comune di Stoccolma sta gradualmente sostituendo i vecchi mezzi di trasporto pubblico con autobus a etanolo. Hammarby Sjöstad, dicevamo all’inizio, prende il nome dal suo elemento principale: l’acqua. A Sjöstad è recuperata anche l’acqua piovana. auto-a-idrogeno-100Un sistema denominato “Lod” utilizza nei giardini, sulle terrazze e nei luoghi pubblici una sorta di tappeto che incamera l’acqua e ne evita il processo di evaporazione.

E concludiamo questo reportage con un altro esempio di virtuosismo ecologico che le nostre amministrazioni dovrebbero prendere come modello. A Stoccolma, una persona utilizza in media duecento litri di acqua, ad Hammarby Sjöstad ne usa solo centocinquanta, con l’obiettivo di migliorare ancora.

(fonti: www.svedesidentro.it e    www.Ffwebmagazine.it )

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