
Dall’iniziativa nascerà il coro dell’Oncoematologia Pediatrica. La scelta di ospitare l’evento a San Pio per una maggiore integrazione
Un concerto per un doppio bene: sabato 8 febbraio il coro dei Pentasamba si esibirà per beneficenza. I proventi infatti saranno usati per creare un coro di bambini e bambine (ma anche ragazzi e ragazze) dell’Oncoematologia Pediatrica del Policlinico di Bari. Non solo: il coro si esibirà a Enziteto (San Pio), nel salone della chiesa “Natività di Nostro Signore”, per decentrare la musica (e quindi la cultura) e contrastare l’isolamento di cui questo quartiere di Bari soffre.
I Pentasamba

«Non ci tiriamo mai indietro quando ci sono queste occasioni di promozione della musica, soprattutto per una causa molto importante come è quella di sabato»: voce vivace e tono disinvolto, Francesca Leone – che si alternerà con Max Monno alla direzione del coro di sabato – racconta della partecipazione a questa iniziativa e dei Pentasamba. «È un coro di samba, bossa nova e altri generi di musica brasiliana, condotto da me e Max Monno, che ne cura anche gli arrangiamenti (originali!). I coristi sono 14, e ci incontriamo ogni martedì, con allegria ma anche studiando. Siamo come una grande famiglia». Il concerto è organizzato dalla scuola di musica “Il Pentagramma“, culla dei Pentasamba, e da Apleti (Associazione Pugliese per la Lotta alle Emopatie e ai Tumori Infantili).
Enziteto e i segni di primavera
Forte la volontà di voler situare l’iniziativa fuori dai soliti centri culturali della città. «Venire a vivere qui questo concerto significa abitare il territorio che soffre di questo isolamento. È una bella scelta» commenta il parroco don Gianni de Robertis; l’isolamento di cui parla è subito chiaro: «la quasi totalità dei cittadini baresi non ha mai messo piede in questo quartiere, che pure è un quartiere di Bari. Alcuni addirittura non sanno nemmeno collocare sulla cartina di Bari dove si trova». E l’assenza del quartiere dalle mappe mentali dei restanti baresi è solo la punta di un iceberg che nasconde sott’acqua un vuoto istituzionale: «Qui tutti i segni dell’amministrazione pubblica negli anni sono andati tutti quanti via» dice don Gianni, che però nota anche «i segni di primavera», come la riapertura del consultorio che, dopo il buio di 5 anni, ha rivisto la luce due settimane fa, e in cui ora lavora un’equipe completa dal lunedì al venerdì. «È una situazione assurda se i servizi si allontanano dai posti dove più servono» e infatti per questa riapertura un anno fa il parroco aveva proposto un’assemblea di quartiere («nonostante molti dicevano è inutile non verrà nessuno – perché poi è la rassegnazione quello che ci blocca») al termine della quale avevano redatto e inviato una lettera al sindaco, chiedendo proprio il ritorno del consultorio.
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«Una cosa che ho apprezzato molto è che il nuovo sindaco la prima giunta comunale è venuto a farla qui. Così come ha scelto di venire tutti i martedì pomeriggio a fare qui l’ascolto dei cittadini» racconta don Gianni, e aggiunge che al di là delle azioni concrete che potranno (non) seguire i gesti «già il fatto stesso di farsi 15 km e venire qui, e che tu se lo vuoi incontrare devi venire qui è già dare onore». Perché, in fondo, «la questione sociale è innanzitutto una questione di onore: si tratta di restituire l’onore a questo quartiere. Una delle cose che a me commuove di più è sentire le donne dirmi “Padre, io non dico che sono di Enziteto, dico che sono di Santo Spirito”, quasi fosse una colpa abitare in questo quartiere». Gesti che aiutano, quelli del nuovo sindaco Vito Leccese, però «è un po’ tutta la macchina che deve centrarsi diversamente. Ormai è diventato tutto azienda; ma seguire semplicemente il criterio della massima efficienza non aiuta. A volte si ha l’impressione che tutto ciò che è inservibile venga mandato qui. Invece ci vorrebbe una politica diversa, che aiuti l’integrazione. Una maggiore presenza di alcuni servizi, che siano distribuiti sul territorio. C’è da cambiare la nostra visione proprio sulla persona e sulla città».
Nonostante questo, e nonostante la criminalità organizzata («Qui non succede niente, non ci sono furti… ci sono altre cose che accadono, e non devono essere disturbati») don Gianni non ha remore nel dire «C’è tanta bellezza qui, e noi la vogliamo mettere in luce. Sia perché ci sono spazi ampi, c’è verde, si sente il canto degli uccelli; ma anche la bellezza di queste persone. Il clima che avverto è di semplicità e familiarità; ci si dà subito del tu» e conclude «però devi venire a vedere». E allora andiamo: sabato, alle 20.


