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Legno e paglia (ma anche pannelli solari) per il post-terremoto a Pescomaggiore

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di Sanzia Milesi

EVA, nessuna prima donna e origine della specie, bensì l’acronimo di Eco Villaggio Autocostruito. Case distrutte dal sisma del 6 aprile 2009 che ha colpito le zone dell’Aquila e la voglia di non attendere la provvidenza ma di far da se’. Alle porte del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, al borgo medioevale di Pescomaggiore, un gruppo di cittadini ha imboccato una strada alternativa alla prospettiva statale di gestione delll’emergenza con tipologie costruttive che ridisegnano il territorio. Per non far disgregare la comunità dalla delocalizzazione del Piano Case, si è quindi rimboccato le maniche per proprio conto.

<p>una veduto dell'ecovillaggio autocostruito alle porte di Pescomaggiore</p>

una veduto dell'ecovillaggio autocostruito alle porte di Pescomaggiore

<p>un interno</p>

un interno

 

 

 

 

 

 

 

 

Il progetto di ricostruzione per le case di Pescomaggiore prevede così edifici antisismici con strutture portanti in legno, tamponatura in balle di paglia intonacate, e per tutte, impianto solare e termico. L’intero costo per la realizzazione delle prime 7 unità abitative stima una spesa dai 180 ai 200mila euro, quello che in città medio-piccole si paga per un singolo monolocale. Qui invece il prezzo a metro quadro resterà sui 500 euro grazie all’abbattimento dei costi dovuto all’impiego di paglia e dalla lavorazione in autocostruzione. Saranno presto resi disponibili appartamenti da 40mq e trilocali più grandi da 54mq. La prima abitazione è già stata consegnata in febbraio e i lavori, quanto le iniziative a loro sostegno, sono in continuo fermento.

<p>una delle case realizzate in regime di autocostruzione</p>

una delle case realizzate in regime di autocostruzione

<p>un interno</p>

un interno

 

 

 

 

 

 

 

 

<p>un dettaglio delle case in costruzione</p>

un dettaglio delle case in costruzione

“Noi vogliamo restare tra le balle…”. Ironizzano dal Comitato per la Rinascita di Pescomaggiore in uno dei tanti post su Facebook, giocando sul senso di radicamento al territorio quanto anche sull’uso della paglia come materia prima fornita in loco dai vasti campi di cereali. Il Comitato, presieduto dall’avvocato Dario D’Alessandro e già attivo sul tema del recupero edilizio e della biosostenibilità, ha così incaricato del piano gli architetti Paolo Robazza e Fabrizio Savini del BAG studio mobile, con l’assistenza di Caleb Murray Burdeau. Energia da impianti fotovoltaici, riscaldamento da una stufa a legna, paglia per la coibentazione, un impianto centrale di fitodepurazione e compostiere dove i rifiuti organici verranno trasformati in fertilizzante, incanalamento dell’acqua piovana… Il tutto inquadrato nella più grande ottica di quella che chiamano ALMA, Abitare-Lavoro-Memoria-Ambiente: un piano d’azione integrato per generare opportunità d’impiego in campo ambientale, agricolo, artigianale e turistico, dall’allevamento d’animali alla coltivazione di zafferano, con tanto di laboratorio dei formaggi e cassa di mutuo soccorso tra coltivatori.

Un progetto, completamente autofinanziato e sostenuto da volontari accorsi dall’Italia e dall’estero, che ha avuto il suo successo anche in termini di comunicazione e sul web. Con moltissime visite sulla piattaforma WordPress, Facebook e Twitter, passando per Flickr e La Repubblica Tv, senza farsi mancare una comparsata di Sabina Guzzanti durante Vilipendio Tour nelle vesti del premier Silvio Berlusconi. Con un record di donazioni via internet nell’ottobre 2009 di oltre 7mila euro. E per coloro che doneranno più di 250 euro, è previsto un contratto che li renderà partecipi della gestione collettiva dell’ecovillaggio a ricostruione ultimata. Maggiori informazioni, ovunque, in rete digitando già solo “Pescomaggiore” sui motori di ricerca.

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