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Due domande al presidente Vendola – 2

Un’altra serie di domande al riconfermato Presidente della regione Puglia Nichi Vendola, dopo quelle che gli sono state già rivolte. Parliamo di politica del territorio e di buone pratiche in edilizia

di Lucia Schinzano

Abbiamo già rivolto al neoeletto presidente della regione Puglia Nichi Vendola una serie di domande (leggi l’articolo “Due domande al Presidente Vendola-1). Il nostro intento era – ed è – quello di capire fino a che punto le indicazioni date in tema di sviluppo sostenibile della Regione durante la campagna elettorale potrebbero essere convertite in legge; se, soprattutto, potrebbero diventare operative a tutti gli effetti e in quali tempi.

vendola350Rifiuti, bonifiche, aree protette, inquinamento (compreso quello atmosferico), fonti alternative di energia, ma anche politica della casa, gestione delle risorse idriche e valorizzazione del territorio a partire dagli strumenti legislativi a disposizione, sono stati i cardini del programma elettorale grazie al quale Nichi Vendola si è confermato alla presidenza della regione Puglia. Il programma, lo abbiamo detto la scorsa volta, è risultato vincente perché ha raccolto – quando non valorizzato – il desiderio di innovazione da parte dei pugliesi. La regione è ormai sufficientemente sensibilizzata sulle tematiche ambientali, anche perché ne ha potuto toccare con mano i risultati positivi. I pugliesi hanno anche apprezzato l’amorevole attenzione e la forza con cui Vendola ha sostenuto questioni di primaria importanza come la difesa del territorio e delle aree urbane, specie per le aree più esposte al degrado e al disinteresse da parte della cosa pubblica.

E guardiamo proprio al territorio. I PIRP sono forse il fiore all’occhiello della passata legislatura regionale, vero esempio di lungimiranza politica e sociale. Questi Piani  Integrati di Riqualificazione delle Periferie puntano a garantire la vivibilità di quelli che Marc Augè ha definito i “non luoghi”: è però accaduto che i fondi stanziati da lungo tempo sono stati spesi a fine consigliatura, secondo una logica che a qualcuno è sembrata elettoralistica e che non ha fatto poi tanta differenza tra progetti “buoni” e “cattivi”. La richiesta è che, perciò, i soldi destinati ad attuare sia i PIRP, sia  i futuri programmi integrati di rigenerazione urbana (PIRU) vengano spesi subito e non magari allo scadere dei 5 anni di governo regionale: perché altrimenti il rischio è che si torni ai vecchi investimenti a pioggia, dati senza premiare la logica dell’impegno.

<p>Vista panoramica della periferia barese</p>

Vista panoramica della periferia barese

Ancora: nel programma si propone con forza anche la prossima attuazione del secondo Piano Casa regionale. Inoltre “Nel campo delle politiche abitative- recita il programma -  saranno portati a compimento i progetti pilota sperimentali, favorendone la diffusione e il consolidamento, con particolare riguardo all’autocostruzione quale forma particolarmente promettente di risposta ai bisogni abitativi non solo per la riduzione dei costi di costruzione che comporta, ma anche per la sua valenza sociale. Inoltre, sempre nella logica di compartecipazione pubblico-privato, la Regione – continua il programma -  sta già operando per la costituzione di un fondo immobiliare per l’abitare sociale, destinato a promuovere la costruzione di alloggi a basso costo, anche in anticipazione rispetto a un Piano Casa statale che è poverissimo di risorse e stenta a decollare”. Ma affinché si provveda ad un costruire “sano”, c’è anche bisogno che in futuro le costruzioni continuino a “comunicare” sicurezza.

E a questo proposito nasce una nostra riflessione: la Regione Puglia interverrà con decisione, nell’ambito delle proprie competenze, per imporre una volta per tutte il fascicolo del fabbricato, che può definire una “tracciabilità” degli interventi in un edificio, in modo  da individuare ed orientarne gli stessi nel tempo, oltre che “lasciare traccia” delle responsabilità di chi vi mette mano? Sul fascicolo potranno essere annotate le informazioni relative all’edificio – di tipo identificativo, progettuale, strutturale, impiantistico – con l’obiettivo di pervenire ad un idoneo quadro conoscitivo a partire, ove possibile, dalle fasi di costruzione dello stesso e su cui registrare le modifiche apportate rispetto alla configurazione originaria, con particolare riferimento alle componenti statiche, funzionali ed impiantistiche. Sarebbe un grande traguardo.

cantiere

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