Io dico no al nucleare
Nucleare: antieconomico, pericoloso e obsoleto? Il parere del Governatore della Puglia Nichi Vendola, di scienziati, divulgatori, ambientalisti e artisti.
«Caro ministro, scusi se insisto ma il suo ragionamento suona sinistro. Alle mie orecchie sembra un misto di disinformazione e opportunismo. Evidentemente avrete il vostro interesse a costruire cattedrali nel deserto, le motivazioni sono sempre le stesse e per capirlo non serve un esperto. Certo c’è bisogno di energia, ma il nucleare no, non è l’unica via. Prima c’è il risparmio e la rinnovabile, alternativa praticabile ma sicuramente, la sua memoria è labile e gli riesce facile dire alla gente dalla televisione: nessuno rischia niente e non c’è altra soluzione!».
È la prima strofa di “No al Nucleare” (clicca per ascoltare), la canzone-mainifesto contro il ritorno del nucleare in Italia, cui partecipano artisti come i 99 Posse, Piotta, Punkreas, Adriano Bono & Torpedo Sound Machine e Leo Pari. “No al Nucleare”, è stata lanciata il 9 marzo scorso con una diretta via streaming dalla nave Rainbow Warrior. L’ammiraglia di Greenpeace nei giorni scorsi ha messo gli ormeggi a Bari per “incitare le Regioni ad andare avanti nel percorso antinucleare”.

gli attivisti di Greenpeace manifestano davanti alla Regione Puglia - credit Greenpeace/Francesco Alesi
E i suoi attivisti hanno aperto sulla facciata del palazzo della Regione Puglia, sul lungomare del capoluogo, uno striscione con la scritta “Forza regioni contro il nucleare”. Hanno detto NO al nucleare anche Campania, Lazio, Puglia, Emilia Romagna, Toscana, Calabria, Liguria, Marche, Umbria e Basilicata; in Veneto anche la Lega ha qualche dubbio e si è astenuta dal voto e la Sicilia, un’altra regione vicina al Governo, ci sta pensando su. Il neo eletto governatore del Piemonte il leghista Roberto Cota ha detto che accetterà le centrali. Il Governo, come è già noto, con motivazioni che si spiegano solo con interessi privati, dopo oltre vent’anni dal referendum del 1987 che ne ha decretato l’abbandono da parte dell’Italia, vorrebbe nuovamente ricorrere al nucleare come forma di approvvigionamento energetico.
E attraverso la legge n° 99 del 23 luglio 2009, articolo 25, ha proceduto alla localizzazione dei siti, dove verrebbe impiantare quattro centrali nucleari EPR – da 1650 megawatt – di tecnologia francese. L’accordo è previsto per il 9 aprile a Parigi.

il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola a bordo della Rainbow Warrior firma l'appello contro il nucleare - credit Greenpeace/Francesco Alesi
Il rieletto Governatore Nichi Vendola ha risposto subito no, e la Regione Puglia, con la legge n° 30 del 4 dicembre 2009, ha stabilito che – recita il secondo comma - “Nel pieno rispetto dei principi di sussidiarietà, ragionevolezza e leale collaborazione e in assenza di intese con lo Stato in merito alla loro localizzazione, il territorio della Regione Puglia è precluso all’installazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di fabbricazione del combustibile nucleare, di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché di depositi di materiali e rifiuti radioattivi”. Ma dell’ubicazione dei siti, intanto, nessuna notizia ufficiale.
Per Vendola, tuttavia, questo è il segreto di Pulcinella, perché «l’ENEA da cinquant’anni dice che le nuove localizzazioni per le centrali nucleari si possono fare solo in Puglia, per la bassa sismicità, per le caratteristiche orografiche e geomorfologiche del territorio, soprattutto salentino». ENEL, infatti – secondo una fonte dei Verdi -, ha individuato dieci siti potenzialmente adatti a ospitare le quattro centrali: Monfalcone (Friuli Venezia Giulia), Chioggia (Venezia), Caorso (Emilia Romagna), Fossano e Trino (Piemonte), Scarlino (Toscana), San Benedetto del Tronto (Marche), Montalto di Castro e Latina (Lazio), Termoli (Molise), Mola di Bari (Puglia) o tra Nardò e Manduria, Scanzano Ionico (Basilicata), Oristano (Sardegna), Palma (Sicilia). Però il Governo, non si è ancora pronunciato, anche perché, nel frattempo, ci sono state le elezioni regionali e il timore di perdere consensi da parte della maggioranza era evidente. «Il nucleare, per noi – ha detto Vendola nel corso del suo intervento a “In mezz’ora” il programma condotto da Lucia Annunziata su Rai Tre -, è il contrario di quello che la Puglia sta facendo».
La Puglia è diventata negli ultimi tre anni la prima produttrice di energia solare e di energia eolica. «Io penso che dovranno far venire l’esercito per immaginare di aprire un solo cantiere di centrali nucleari» ha detto in più di una occasione Vendola. Woodrow Clark premio Nobel nel 2007 con Al Gore e i colleghi dell’IPCC (Comitato intergovernativo dell’Onu per i cambiamenti climatici) – ospite il 2 marzo scorso, a Torino, del forum internazionale Biennale Democrazia – Sostenibilità -, ha una posizione ferma contro il nucleare che ritiene antieconomico, pericoloso e obsoleto. «L’epoca della seconda rivoluzione industriale deve necessariamente concludere la sua parabola. In fretta. Per aprire la strada a una terza rivoluzione industriale, in cui il mondo abbandoni le tradizionali energie a combustibile fossile e scelga quelle rinnovabili, come il sole, l’acqua, il vento, il calore della Terra. Una rivoluzione già partita in Europa – come già ricordava Jeremy Rifkin prima che in altre parti del mondo». “Un confronto sullo stato e le prospettive di alcune delle fonti energetiche più promettenti come alternativa al petrolio: nucleare, solare fotovoltaico e solare a concentrazione”, si è tenuto al Dipartimento Interateneo di Fisica dell’Università di Bari, a Febbraio scorso.
All’incontro hanno partecipato Mauro Vignolini, responsabile dell’Unità Ricerca e Sviluppo del Progetto Solare Termodinamico all’ENEA, Giovanni Bruno responsabile dell’Unità di ricerca Plasma – Materiali del CNR – Nicola Colonna dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, responsabile dell’esperimento nTOF e consulente AIEA, e il professor Leonardo Angelini, Presidente del Consiglio Interclasse alla facoltà di Fisica dell’Università di Bari che ha moderato. «C’era una certa curiosità su come mai dopo tanti anni che il problema nucleare sembrava ormai sopito, come mai si riprendeva questo discorso», ha chiarito in apertura dei lavori il professor Angelini che poi si è soffermato sui vantaggi dell’eolico. I docenti si sono chiesti perché il Governo è ritornato sulla volontà di costruire quattro centrali nucleari, prima – che solo nel 2025 potrebbero essere a regime con la produzione di 6600 megawatt -, e poi subito partire con la costruzione di altre quattro. Hanno svolto, quindi, una serie di ricerche che sono state sottoposte all’attenzione di colleghi e discenti intervenuti al congresso. Nel 2050, sulla Terra saremo dieci miliardi di persone. L’aumento del benessere nei paesi sottosviluppati e, quindi, la crescita costante dei consumi di energia nel mondo, sarà causa dell’aumento della concentrazione di CO2. Il lavoro dei ricercatori, che si svolge con enormi sacrifici economici, punta, quindi, sull’innovazione e sull’abbattimento dei costi. Grafici di comparazione sono stati descritti e valutati anche in prospettiva del “Piano Europeo 20/20/20” che obbliga i Paesi del UE a rispettare entro l’anno 2020 alla riduzione dell’emissione di gas serra del 20% rispetto al livello del 1990; riduzione del consumo di energia del 20% rispetto al 2007; incidenza del 20% delle fonti rinnovabili nei consumi totali di fonti primarie; aumento del 10% dei biocombustibili nel trasporto. L’innovazione di prodotto, di tipo radicale, come dice lo stesso professor Vignolini, sta nel solare termodinamico, un progetto iniziato dal professor Rubbia. «È necessario andare verso prodotti fortemente innovativi – esorta Vignolini rivolgendosi agli studenti in particolare -». Ma l’Italia, concordano tutti i relatori, fa poca innovazione. «L’Italia preferisce fare innovazione di processo, per abbattere i costi e cercare di essere più competitivi ma è difficile andare a competere con la Cina, l’India e i Paesi emergenti». Il problema dell’abbattimento dei costi, purtroppo, però, si riferisce anche alle rinnovabili. E solo nel 2025 – prevedono i ricercatori – i costi di produzione di energia alternativa eguaglieranno quelli di energia derivata da fonti fossili.
“Non sono importanti le competenze ma le persone disposte a provare soluzioni che gli altri non vogliono provare”. Carlo Rubbia














