Prove di cittadinanza virtuosa
La scuola è chiamata a creare nei giovani il senso dell’appartenenza al territorio e a lavorare nella direzione dell’educazione ambientale.
Lontano dagli stereotipi negativi sulla realtà giovanile, si moltiplicano le iniziative di attenzione alla qualità dell’ambiente che vedono protagonisti gli adolescenti e sicuramente la scuola costituisce il soggetto educativo che meglio esprime, a questo riguardo, una funzione propulsiva. D’altronde, come potrebbe essere altrimenti, se si considera che questa istituzione è oggi, più che mai, in prima linea nella formazione del senso della cittadinanza?
La scommessa è quella di sviluppare, nel processo di costruzione della persona, un senso di appartenenza alla comunità sociale, che comprenda anche l’habitat in cui essa vive; di favorire un radicamento affettivo che contrasti le spinte al nomadismo giovanile tipico di una società globalizzata e priva di punti di riferimento significativi; di innestare una disponibilità di partecipazione alla vita del territorio che contrasti l’attitudine a “consumare” l’ambiente, con lo sviluppo di comportamenti responsabili. La scuola può svolgere questo compito, misurandosi con tre impegni concreti:
- il primo è quello di coniugare la conoscenza del territorio con il suo ri-conoscimento, che genera un atteggiamento affettivo di cura. I ragazzi amano quel che conoscono e imparano a conoscere quel che viene sperimentato come occasione di prossimità; in questa prospettiva, l’informazione assume un rilievo esistenziale piuttosto che intellettuale e porta a tenere insieme il sapere e il saper fare; riferito all’ambiente, questo significa che i giovanissimi hanno una marcia in più nel rilevare i problemi di un territorio, ma anche le sue risorse più o meno nascoste, tenendo insieme il passato, il presente, il futuro;
- il secondo può essere sintetizzato con il laborioso passaggio dal risiedere all’abitare: tenendo presente che spesso un adolescente
frequenta un istituto superiore che è lontano dalla sua casa, è importante che questa mobilità possa essere sperimentata non come un’ulteriore occasione di frammentazione della quotidianità, ma come possibilità feconda di vivere una cittadinanza virtuosa. Quando uno studente arriva a sentirsi in debito con l’ambiente che lo ospita ogni giorno per fare di lui una persona matura e competente, può vivere con autentica generosità qualsiasi esperienza di protagonismo che la scuola gli propone;
- il terzo, infine, consiste nel fatto che la scuola, istituzione educativa intenzionale e formale, è sicuramente il soggetto maggiormente avvantaggiato nella capacità di leggere integralmente la realtà ambientale e di porsi in esso con una logica di rete. Questo comporta un accostamento al territorio rispettoso della sua pluralità, ma anche lo sviluppo di una competenza molto importante: vivere l’appartenenza secondo una prospettiva che insegna a fare sistema. Per i ragazzi, vi è la possibilità di uscire da eventuali situazioni di marginalità sociale, riappropriandosi di una cittadinanza che si esprime attraverso una responsabilità diffusa.
Quando la scuola e gli adolescenti condividono l’attenzione verso l’educazione ambientale, tutti ne traggono beneficio: è un esercizio positivo di partecipazione sociale e politica (nel senso più alto del termine), che mette le nuove generazioni al centro di una nuova progettazione e interpretazione della qualità della vita di un territorio e consente alla scuola di offrire percorsi formativi in cui realismo e utopia si intrecciano in una pedagogia dello stare con e dell’essere per, che sono le due facce di una cittadinanza efficace.
Marianna Pacucci sociologa, si interessa in particolare di problrematiche legate ai giovani e alla famiglia











